Venerdì 29 Aprile 2005

Incidenti sul lavoro: troppi morti

Quasi quattro morti sul lavoro ogni giorno, circa 938 mila infortuni nell’anno e oltre 17 mila inabili permanenti: nel 2004 gli incidenti sul lavoro in Italia sono diminuiti, ma hanno mantenuto numeri da bollettino di guerra confermando la necessità - ha spiegato il direttore generale dell’Inail Maurizio Castro - di «inserire il tema della sicurezza tra le priorità dell’agenda per il Paese».

Nella giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro l’Inail e l’Ilo (l’Ufficio internazionale del lavoro che stima nel mondo circa 2,2 milioni di morti bianche nel 2004 con un aumento di circa il 10% sull’anno precedente) hanno riaffermato la necessità di fare prevenzione nei luoghi di lavoro, e di impegnarsi per una collaborazione tra imprese e sindacati non solo nel contesto italiano, ma anche in quello internazionale.

Gli incidenti sul lavoro - secondo i dati diffusi dall’Inail - hanno raggiunto complessivamente nel 2004 quota 938.613 casi (-1,4% sul 2003), con circa 1.400 casi mortali (-1,3% rispetto ai 1.418 registrati nel 2003), un dato quest’ultimo però ancora provvisorio perché nel calcolo devono essere compresi i decessi avvenuti entro 180 giorni dalla data dell’infortunio (l’anno scorso a fronte di 1.311 morti stimati se ne verificarono 1.418).

Il direttore generale dell’Inail sottolinea che lo zoccolo delle 1.400 morti «è ancora inaccettabile sul piano assoluto», ma che tra il 2001 e il 2004 si è registrata una flessione degli incidenti mortali dell’8% (erano 1.531 i casi mortali nel 2001), un dato che risulta ancora più consistente (il 12% circa) se si considera la percentuale dei casi mortali rispetto all’occupazione (cresciuta in questi quattro anni di circa 890.000 unità, +4,1%).

Su 938.613 incidenti complessivi verificatisi nel 2004, 869.578 sono stati registrati nell’industria e nei servizi (-1,3% sul 2003) e 69.035 in agricoltura (-3,4% sul 2003). Nel quadriennio il calo degli infortuni complessivo è stato pari al 6,2% (circa il 10% se si considera l’aumento dell’occupazione).

Ogni anno, quindi, escludendo gli infortuni in itinere, si verificano circa 35 infortuni ogni 1.000 addetti, con una frequenza più elevata in Umbria (52,59 ogni 1.000 lavoratori), in Friuli (47,78) e in Emilia Romagna (47,05); e più bassa nelle regioni a bassa presenza industriale come il Lazio (22,82) e la Campania (23,27), ma anche in una regione fortemente industrializzata come la Lombardia (30,75) dove, per altro, il numero degli incidenti è il più alto in assoluto: 158.328.

Il numero degli infortuni mortali in assoluto più alto si è registrato nel settore delle costruzioni (oltre 300), ma se si considera la frequenza (in rapporto quindi al numero degli occupati) la graduatoria cambia, e si trovano al primo posto i trasporti (circa 200 morti), seguiti dall’estrazione dei minerali e dalle costruzioni. Crescono inoltre, secondo i dati Inail, gli incidenti tra gli extracomunitari, con 115.773 casi nel 2004 di cui 164 mortali. Per i nuovi lavori il dato appare stabilizzato, con 7.000 infortuni nel 2004 per i collaboratori (14 casi i mortali) e 13.000 per i lavoratori temporanei (16 casi mortali).

Se si considerano i tassi standardizzati sugli incidenti, l’Italia è leggermente al di sotto della media dell’Unione europea, con 3.387 infortuni l’anno ogni 100.000 lavoratori (3.536 la media Ue a 15) e 2,1 incidenti mortali (2,5 l’Unione europea).

(29/04/2005)

r.clemente

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