Montagna, passa anche dal web il rilancio della mucca Bruna alpina

Montagna, passa anche dal web
il rilancio della mucca Bruna alpina

Passa anche dal web, dove ha trovato spazio l’associazione appositamente costituita, il recupero dell’antica razza bovina della «bruna alpina».

Si tratta della razza che per secoli ha abitato e nutrito le Orobie: l’obiettivo è anche salvaguardia degli alpeggi, dell’economia montana e della salute dei consumatori.

La vacca che per generazioni ha rappresentato la principale fonte di sostentamento delle comunità alpine, comprese le bergamasche, da cui si sono sempre ricavati i formaggi più pregiati. Una razza, però, abbandonata vent’anni fa perché incrociata con esemplari americani, più lattifera rispetto all’originale, ma meno resistente all’alta montagna, quindi bisognosa di un’integrazione alimentare a base di mangimi pure in quota.

Mungitura a mano di una Bruna alpina originale in Val d’Inferno, a Ornica

Mungitura a mano di una Bruna alpina originale in Val d’Inferno, a Ornica

Una razza che poi si è evoluta con sue caratteristiche (ribattezzata Bruna italiana) ma poco adatta a salvaguardare certi alpeggi perché inidonea a situazioni estreme, e produttrice di un latte di qualità inferiore.

Ora con l’appoggio dell’assessore regionale all’Agricoltura Giovanni Fava, è partito il riscatto della tradizione e dell’identità. All’inizio di questo mese si è infatti costituita l’Associazione Lombarda Bruna alpina originale (brunaalpinaoriginale.com). Tre i soci fondatori, Alfio Sassella di Talamona (Sondrio) come presidente, Nicolò Quarteroni di Lenna vicepresidente e Ignazio Carrara di Serina.


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