Venerdì 15 Luglio 2005

Promatech, mobilità in vista per 40

Alla Promatech, l’azienda dei telai Somet e Vamatex del gruppo Radici con sedi a Colzate, Villa di Serio e Casnigo, è stata aperta la procedura di mobilità per una quarantina di lavoratori, su un organico complessivo di quasi 750 persone. La decisione è stata presa dall’azienda meccanotessile non per una situazione di crisi, dato che la produzione è a pieno regime, ma per la necessità di un recupero di competitività e quindi di maggiore concorrenzialità nella vendita dei prodotti. Il taglio di personale riguarda in particolare il personale non addetto direttamente alla produzione.

Secondo l’azienda l’operazione sull’organico può essere risolta in maniera non traumatica, con l’uscita in particolare di personale che maturerebbe i diritti alla pensione durante il periodo di mobilità.

Sulla questione è già iniziata la discussione con il sindacato - un nuovo incontro si terrà mercoledì prossimo - mentre si sono tenute nei giorni scorsi le assemblee dei lavoratori. Dalle assemblee è emersa preoccupazione per il ritardo nell’avvio dei progetti per il nuovo telaio annunciati a inizio anno e per la mancanza di investimenti nel reparto officina. L’azienda peraltro conferma la data già annunciata del 2007 per il lancio del nuovo telaio. La questione dell’officina invece resta congelata dopo lo stralcio sulla riorganizzazione del reparto all’interno dell’accordo sindacale siglato a inizio anno.

All’interno della Promaech è anche da segnalare l’entrata a regime ormai dell’attività di assemblaggio di telai Sulzer, azienda svizzera che pure fa parte del gruppo Itema: l’inizio effettivo di quest’attività, dopo le operazioni preliminari compiute nei mesi precedenti, è avvenuto a giugno.

La vertenza occupazionale alla Promatech si affianca ad un’altra trattativa sull’occupazione aperta all’interno del gruppo Itema, quella relativa alla First, l’azienda produttrice di ratiere e componentistica per telai. A seguito della riorganizzazione, annunciata nello scorso maggio, che comporta tra l’altro la chiusura dello stabilimento di Albino, con l’accorpamento dell’attività a Ponte Nossa e a Vilminore previsto entro fine agosto, l’azienda ha chiesto il ricorso alla procedura di mobilità per 27 dipendenti sui circa 270 addetti della società. Iniziamente era stata prospettata una riduzione più consistente. Anche in questo caso l’obiettivo è una gestione morbida degli esuberi, con ricorso in particolare all’accompagnamento alla pensione.

(15/07/2005)

r.clemente

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