Sabato 10 Luglio 2004

Trattativa bloccata per gli esuberi alla Dalmine

Una «ristretta» tra direzione aziendale e rappresentanti di Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm-Uil: una ristretta in cui, però, le parti non hanno potuto che constatare come non ci fossero le condizioni per giungere ad individuare una strada utile per l’intesa. Da qui la decisione, per il momento, di soprassedere: lunedì, infatti, scade il primo termine ufficiale nella strada del confronto sulla procedura di esubero che l’azienda ha aperto a marzo per 136 lavoratori (125 impiegati e 11 operai). E l’azienda comunicherà agli uffici del lavoro che si è esperita la prima parte della procedura senza giungere ad un accordo, rimettendo di fatto la vicenda alla mediazione della Direzione regionale del lavoro e che avrà tempo 30 giorni per la convocazione delle parti. La nuova scadenza, quindi, diverrà il 12 agosto prossimo.

«La Fim intende garantire coerenza alla propria impostazione negoziale e rispettare i solleciti e gli appelli emersi dalle assemblee dei lavoratori, impiegati ed operai, che indicano in un accordo sindacale la strada della miglior tutela per i lavoratori in esubero coinvolti nella riorganizzazione» ha commentato ieri il segretario della Fim-Cisl, Gigi Pezzini. «Senza un accordo le uniche certezze per la conclusione della vertenza sono gli effetti negativi di una procedura unilaterale: l’assoluta assenza di tutele per i pensionabili, l’esclusione di tempi e soggetti che consentano collegialmente di affrontare da subito il processo riorganizzativo e i suoi effetti occupazionali, nonché l’impossibilità alla gestione mirata delle casistiche più delicate che con gli strumenti a disposizione potrebbero trovare la ricollocazione in Dalmine (con la mobilità interna o interaziendale, il part-time, la novazione) oppure un esodo incentivato consensuale. La Fim da tempo avanza proposte e idee che possono essere utili all’individuazione di una buona e condivisa conclusione: Non intravediamo lo stesso sforzo costruttivo e di proposta in tutti i soggetti coinvolti. Utilizzeremo in ogni caso il tempo che resta per per convincere tutti, a partire dalla Dalmine, che si deve e si può fare un buon accordo».

«Quello che temevamo si è verificato - sottolinea Giuliano Gritti, segretario provinciale della Uilm-Uil -: la trattativa è stata bloccata da veti che non hanno consentito l’accordo. Ora si apre la seconda fase: 30 giorni in cui opereremo per cercare di creare le condizioni perché si possa fare l’accordo. La mancanza di un’intesa sarebbe una iattura per tutti, giovani e meno giovani: ma noi contiamo di raggiungerla prima della prossima scadenza».

«L’incontro di ieri ha riconfermato le posizioni evidenziate negli ultimi incontri e l’azienda non ha dimostrato passi in avanti su nessun elemento - evidenzia Mirco Rota, della segreteria Fiom-Cgil di Bergamo -. Ora abbiamo davanti ancora 30 giorni. L’accordo rimane comunque il nostro obiettivo, ma per fare gli accordi servono passi avanti da parte di entrambe le parti e per noi l’elemento della consensualità resta capitolo necessario per giungere all’accordo».

Dal canto suo l’azienda ha sottolineato come «i vincoli presenti nella trattativa» non consentono «di giungere ad un accordo». «L’azienda - ricordano dalla Dalmine - ha messo sul tavolo disponibilità economiche e gestionali, ma le organizzazioni sindacali restano su posizioni inaccettabili. In questa situazione si rischia di non tutelare nessuno, perché se non c’è un accordo i criteri applicabili da parte dell’azienda sono quelli previsti dalla legge che, d’altra parte, ci si rende conto che sono diversi da quelli che potrebbero scaturire da una gestione consensuale».

(10/07/2004)

fa.tinaglia

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