Venerdì 08 Aprile 2005

«Verso il contratto dell’industria»

L’organizzazione sindacale per settori merceologici non basta più. Il lavoro cambia, viene segmentato e, nella stessa realtà, si creano intrecci fra categorie e aziende diverse, come nei casi di outsourcing e appalti, che rendono difficile il confronto sindacale. Servono nuove tutele, nuove rappresentanze. Da qui l’idea di ragionare non più per categorie, ma come comparto industria.

È lo spunto di riflessione dato alla prima giornata del congresso dei metalmeccanici della Fim-Cisl di Bergamo dal segretario generale Ferdinando Uliano. «Questi processi di parcellizzazione del lavoro - ha detto - determinano un abbassamento delle tutele e impediscono l’esercizio dei diritti sindacali. Contrastare questa politica delle imprese significa fare due cose: il sindacato dell’industria e il contratto dell’industria». È questa «la nuova frontiera per rispondere al lavoro parcellizzato».

È una prospettiva a lungo termine, da disegnare con passaggi intermedi. Ma, sottolinea Uliano, questa «deve essere la scelta per il futuro». Da qui l’invito perché «si avviino all’interno della confederazione, da qui al prossimo congresso, i processi di integrazione».

Il congresso del primo sindacato dei metalmeccanici bergamaschi e il primo tra le Fim a livello nazionale con oltre 10.100 iscritti, si è aperto ieri alla Fiera di via Lunga all’insegna della ritrovata unità con Fiom-Cgil e Uilm-Uil, testimoniata anche dai saluti portati dai segretari generali della Fiom, Martino Signori, e della Uilm, Maurizio Testoni. All’inizio del suo intervento Uliano ha ripercorso le vicende degli ultimi quattro anni. Dopo due accordi separati, oggi c’è una piattaforma comune per il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale. «Se avrà una prospettiva l’unità ritrovata, sarà all’interno dei valori di libertà, pluralismo e autonomia», ha detto Uliano.

La Cisl ha difeso il suo modello di sindacato contrattualista e autonomo, che lotta e fa accordi. Un sindacato che crede nella concertazione, una strada che va ripresa «nell’interesse del Paese e dei lavoratori». «Chi pensava che la concertazione fosse un’inutile fissazione, una malattia della Cisl, oggi comprende i costi che l’abbandono di questa politica determina sui redditi medio-bassi. Unitariamente dobbiamo riconquistarla», ha detto Uliano. Una sfida che si pone in un momento non facile per l’economia. Guardando al territorio, la Fim rileva «una situazione nelle valli e nelle aree montane molto preoccupante. La necessità d’intervenire in queste realtà non può essere riscoperta solo quando è in atto una vertenza sindacale per difendere l’occupazione. La vertenza Brembo di San Giovanni Bianco è complessa e difficile non tanto per gli effetti occupazionali in provincia di Bergamo, ma per le ricadute che ha nella realtà sociale ed economica della Valle Brembana e per l’impatto sociale che il trasferimento comporta per i lavoratori». Il tavolo istituzionale costituito per la valle «è un grande risultato» per il sindacato e «lo sarà ancora di più se a questo embrione di coalizione territoriale si riuscirà a dare continuità oltre l’emergenza». Inoltre, ha aggiunto Uliano, «è necessario che Fim, Fiom e Uilm di Bergamo aprano un confronto con gli industriali e i settori dell’artigianato per analizzare la situazione locale e individuare gli interventi da effettuare ai vari livelli».

A cambiare, insieme al sistema economico, è il lavoro. Con l’aumento della mobilità da un posto all’altro e con i nuovi contratti, ad esempio, emergono bisogni che prima non esistevano. «Le tutele - dice Uliano - devono passare dal lavoro alle persone» e «per i lavoratori che perdono il posto dobbiamo costruire una rete di protezione che consenta di trovare una ricollocazione. Il sindacato deve essere un soggetto attivo. Ai lavoratori domani dobbiamo riuscire a dire: il lavoro l’hai perso, ma attraverso questi strumenti che abbiamo costruito per te, verrai riqualificato e aiutato a trovarne un altro.

Formazione e ricollocazione. Non sono nuovi business, ma attività di tutela che dobbiamo intraprendere, anche insieme ad altri soggetti. Anche gli imprenditori devono cambiare. Non possono pensare che la responsabilità sociale dei licenziamenti non li riguarda».

I precari sono fra quei lavoratori più deboli che il sindacato fatica a rappresentare, come non riesce a raggiungere tante persone che operano in piccole e medie aziende: «Abbiamo difficoltà a fare i contratti aziendali per quei lavoratori, oltre il 60% della categoria. La vertenza aperta in provincia di Bergamo sul contratto territoriale (la piattaforma è unitaria, ndr) va in quella direzione: trovare elementi di coesione per rappresentare questi lavoratori». Ma un deficit di rappresentanza si riscontra anche tra gli operai e gli impiegati più specializzati. «Dobbiamo aumentare i livelli di partecipazione e di presenza nella nostra organizzazione di donne, impiegati e immigrati. L’assenza di donne ai massimi livelli di responsabilità nel sindacato è una mancanza a cui dobbiamo trovare soluzione in tempi brevi», ha detto Uliano, che in chiusura ha ricordato papa Giovanni Paolo II e «la sua sensibilità e attenzione all’uomo che lavora».

(08/04/2005)

r.clemente

© riproduzione riservata

Tags