Zogno, manifestano in cinquecento: «La Valle Brembana chiede lavoro»

Zogno, manifestano in cinquecento:
«La Valle Brembana chiede lavoro»

Un corteo di circa 500 persone, bandiere, ombrelli, slogan eloquenti («Non chiudete la val Brembana!») e domande amare, «l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Ma il lavoro dov’è?».

Si sono conclusi, sabato 15 novembre a Zogno, il corteo e il confronto pubblico fra lavoratori, sindacati, amministratori locali e politici sul futuro della valle e in particolare dei 310 dipendenti di Mvb rimasti senza prospettive dopo il fallimento e la chiusura dello stabilimento.

Il corteo si è mosso dai cancelli della storica azienda tessile per arrivare al teatro dell’oratorio, dove si è tenuto il comizio finale. Oltre al sindaco di Zogno, Giuliano Ghisalberti, e a molti primi cittadini della zona, erano presenti anche il presidente della Provincia, Matteo Rossi, e i parlamentari Giovanni Sanga, Antonio Misiani, Giacomo Stucchi, Franco Bordo e Nunziante Consiglio. A dare solidarietà ai lavoratori di Mvb si è presentata anche una delegazione di lavoratori della Sanpellegrino.

Quarantamila abitanti in trentotto comuni, diciannovemila lavoratori, un tasso di occupazione al di sotto della media provinciale e disoccupati più che raddoppiati nell’arco di cinque anni: organizzando la manifestazione di sabato Cgil, Cisl e Uil di Bergamo hanno voluto chiedere interventi in tempi brevi in tema di politiche attrattive per nuovi investimenti produttivi sulle aree industriali dismesse, con la priorità alla Mvb; attivazione delle reti per il lavoro, attraverso il finanziamento regionale, in modo da poter dare un punto di riferimento e un vero supporto alle persone in cerca di occupazione e ai lavoratori in cassa integrazione; interventi di formazione e riqualificazione seria e mirata ad effettivi sbocchi lavorativi con il coinvolgimento delle parti sociali; sostegno alle famiglie in particolari condizioni di marginalità sociale colpite dalla crisi del lavoro.

Ad aprire il confronto nel teatro dell’oratorio di Zogno è stato Ferdinando Piccinini, segretario generale provinciale della Cisl: «Mai come in questi tempi il lavoro è fondamentale per una piena cittadinanza che poi significa piena dignità dei lavoratori. Qui ci sono tanti amministratori locali che quotidianamente si misurano con le difficoltà del territorio: dobbiamo impiegare tutte le forze disponibili, farlo non tanto a parole ma con iniziative e progetti mirati e concreti. Non si fanno promesse a vanvera, quello che stiamo facendo è pensare a strumenti concreti per prospettive reali di lavoro. In passato abbiamo sperimentato quanto la riconversione e la formazione possano (se non fate con attenzione) essere inutili. È obbligatorio ora capire le reali necessità del territorio. Chiediamo anche sostegno per le famiglie più a rischio di marginalità e povertà, perché oggi c’è anche questo rischio. È ora il tempo di un’alleanza forte tra impresa e lavoro: presentando qualche giorno fa questa iniziativa abbiamo usato parole dure contro il mondo imprenditoriale. Eppure ci sono imprenditori che nonostante le difficoltà resistono su questo territorio. Il nostro lamento era nei confronti delle associazioni imprenditoriali, non verso chi sta resistendo ai colpi della crisi».

«Ci troviamo qui questa mattina dopo 10 anni di gestione fallimentare da parte di un imprenditore che non ha mai voluto condividere con noi le strategie aziendali» ha continuato, Raffaele Salvatoni, segretario generale provinciale della Femca-Cisl:«Più volte avevamo lanciato l’allarme. Così è successo anche altrove. E ora siamo alle prese con vallate quasi deserte dal punto di vista imprenditoriale. Quello di oggi deve essere un momento di protesta ma anche di proposta: da soli le crisi non riusciamo più a gestirle. O tutti si prendono una parte di responsabilità oppure non si va da nessuna parte. La priorità è la mappatura dei bisogni occupazione del territorio: inutile fare corsi di formazione che in passato non hanno portato posti di lavoro”.

Ha poi preso la parola il sindaco di Zogno, Giuliano Ghisalberti: «Ho avuto diversi incontri con i protagonisti di questa vicenda, una visione di quello che è successo ce l’ho. Auspico per i lavoratori e per il territorio che la procedura fallimentare riesca a far tornare nel patrimonio Mvb tutti gli stabili in modo che si possano avere aree per costruire un percorso nuovo. L’area Mvb è infatti l’ultima di queste dimensioni su cui si può lavorare. Imprenditori, fatevi avanti, qualcosa possiamo davvero costruire». E ha fatto riferimento, oltre alle infrastrutture, a quello che considera il primo ostacolo nella sua esperienza di dialogo con gli imprenditori, anche quelli disponibili a collaborare: «È il Patto di Stabilità: incontro i piccoli artigiani, mi chiedono di farli lavorare, le risorse l’amministrazione le avrebbe, ma sono bloccate dal Patto di Stabilità».

È stato poi il turno di Matteo Rossi, presidente della Provincia di Bergamo: «L’impegno che ci prendiamo questa mattina è un impegno chiaro, non vi si lascia soli. Queste non vogliono essere solo parole. Su questa vicenda la nostra azione deve essere rapida ed efficace: giovedì si aprirà il tavolo tecnico. La prima questione è quella della formazione, che in passato ha imboccato una direzione sbagliata. È evidente che bisogna ritarare gli interventi. Ci siamo mossi personalmente con i piccoli e medi imprenditori per avere una rappresentanza al tavolo e per immaginare con loro quali possano essere gli spazi di mercato tra due e tre anni, anche fuori dalla valle. Oltre al tema della formazione c’è poi quello delle infrastrutture, in particolare della variante di Zogno. Ci siamo impegnati a dare priorità a questo intervento: la Regione entro lunedì deve mettere nero su bianco il finanziamento per l’opera nel 2015, che si diano risposte! L’attrattività della zona parte anche da lì». Ha concluso poi il suo intervento con un invito all’unità: «Abbiamo bisogno di tutto in questo territorio meno che dividerci: serve compattezza, volontà politica, velocità».

Anche don Cristiano Re ha voluto intervenire portando la «solidarietà di tutte le parrocchie della val Brembana e dei loro parroci. Vogliamo camminare insieme a voi. È necessario che la solidarietà diventi concreta, ciascuno ci metta qualcosa di concreto, metta mano al proprio portafoglio. Le comunità cristiane siano luogo di sinergia, senza guardare alle etichette. Al centro si mettano innanzitutto le persone che hanno bisogno».

Sono intervenute brevemente anche due lavoratrici: la prima ha parlato di corsi inutili che in passato non hanno portato (come ricordato da più parti durante la mattinata) a nuovi posti di lavoro; la seconda si è chiesta: «Se non trovano lavoro i figli di vent’anni, come lo troveranno le madri di 50?».

Ha chiuso il confronto di Luigi Bresciani, segretario generale provinciale della Cgil: «Negli ultimi giorni, dopo che siamo stati severi nel giudizio sugli imprenditori, qualcuno si è sentito offeso. Ci sono bravi imprenditori ma anche imprenditori cattivi, delinquenti. La crisi della val Brembana è la crisi di un modello. Questo processo riguarda questa zona ma anche la val Seriana, la vicenda Honegger ne è la testimonianza. Ora si ripete la stessa storia in questa valle. È la crisi anche di un certo modo di fare impresa: c’è chi resta qui, certo, (e non è facile), ma cosa direbbero oggi questi lavoratori di Mvb rispetto a chi ha condotto la loro azienda in questi anni?”.

Bresciani ha anche puntato il dito contro il mondo del credito: «Ci dimentichiamo di parlare di questo protagonista della partita. Entità astratta, con cui non si riesce mai ad avere un confronto. Caro presidente della Provincia, non riusciamo mai a portare gli istituti di credito al tavolo delle trattative, eppure le banche non possono chiamarsi fuori dalla discussione». Poi ha concluso dicendo: «Quale è la nostra grande preoccupazione? Quando una persona perde il lavoro perde il salario, ma perde anche l’identità. Noi siamo quello che facciamo. E quindi occorrono tutele, ammortizzatori sociali, percorsi formativi che consentano, a chi lo desidera, di essere ricollocato, di avere un altro lavoro. Serve costruire un futuro, una prospettiva di rilancio economico per Zogno e la valle. Cosa può fare la politica, cosa il mondo delle imprese? Noi pensiamo che la politica debba creare le condizioni favorevoli all’iniziativa imprenditoriale, ma basta con le parole servono i fatti. Il Patto di Stabilità è una follia, milioni di euro di disponibilità nei Comuni senza la possibilità di poterli utilizzare, frutto di politiche europee sbagliate che hanno conseguenze sui singoli cittadini, qui come altrove. Parte di una politica che noi respingiamo che noi consideriamo sbagliata. Infine vorrei dire che non è rendendo più facili i licenziamenti che si arriva alla crescita e si supera la crisi. Da questi lavoratori viene una forte richiesta: non assistenza, ma lavoro».


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