Alfano ed Expo agitano la politica

Alfano ed Expo
agitano la politica

Ogni giorno che passa la situazione politica si ingarbuglia un po’ di più. Il detonatore è scoppiato con la sconfitta del Pd alle elezioni amministrative, e ora gli ultimi scandali – il coinvolgimento del ministro dell’Interno Alfano nella Parentopoli postale, ma anche le indagini sull’infiltrazione mafiosa negli appalti e sub-appalti di Expo Milano – stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta del governo e forse – ma non è detto – della stessa legislatura. Il punto è che gli ultimi scandali stanno investendo l’ala centrista della maggioranza di governo che da tempo è profondamente in crisi.

Nel momento in cui Alfano finisce al centro di un polverone – peraltro per vicende giudicate penalmente irrilevanti dalla stessa magistratura, ma pubblicate sotto forma di intercettazioni – i centristi reagiscono difendendo sì il loro leader ma nei conciliaboli chiedendosi se valga ancora la pena di sostenere Renzi. Già da tempo in Ap-Ncd si agita una corrente pronta all’appoggio esterno al governo mentre alcuni sono addirittura tentati di passare all’opposizione tornando alla casa madre da cui provengono, Forza Italia. Solo una parte di «Alleanza popolare» ormai sostiene indefessamente il governo, mentre altri – molti altri – pensano che sarebbe meglio riprendere a costruire un centrodestra non succube della Lega per evitare di finire schiacciati nello scontro elettorale tra Pd e Movimento Cinque Stelle. E non giova certo l’indisponibilità di Renzi, forse leggermente attenuata negli ultimi giorni, a modificare la legge elettorale: così com’è, con il premio di maggioranza che va al partito e non alla coalizione che arriva primo, l’Italicum è una sorta di sentenza di morte per un piccolo partito autonomo.

Insomma, tanti mal di pancia che oltretutto si acuiscono man mano che si diffonde il sospetto sulle reali intenzioni di Matteo Renzi. Si dice (ma sappia il lettore che si tratta di semplici strologamenti di giornalisti e politici interessati) che il premier veda ormai il referendum di ottobre come un appuntamento con la sconfitta che lo costringerebbe a mantener fede a quell’incauta promessa secondo cui in caso di vittoria del «no» non solo si dimetterebbe da tutte le cariche ma si ritirerebbe dalla politica – parole che da mesi sono un ottimo coagulante per tutti coloro che, riforme o non riforme, hanno l’obiettivo principale di far fuori proprio lui, Renzi.

Per evitare il referendum, c’è solo un modo, andare a votare subito: far cadere il governo al primo incidente, ottenere da Sergio Mattarella lo scioglimento anticipato del Parlamento e fare una campagna elettorale tutta all’insegna dell’anti-casta. Recuperare lo smalto del Renzi delle origini, il «rottamatore», e andare all’attacco di tutti quelli che ostacolano il suo cammino di cambiamento del Paese. Elezioni da fare subito prima che i sondaggi stabilizzino il primato elettorale del Movimento Cinque Stelle che ormai, stando alle rilevazioni, prevarrebbero sul Pd sia al primo che al secondo turno.

Ora, a parte che nessuno sa cosa davvero farebbe il Capo dello Stato in una circostanza del genere, se Renzi facesse questa manovra, che fine farebbero quelli che lo hanno aiutato a tenere in piedi la maggioranza, soprattutto al Senato? I centristi (e i verdiniani) non ci stanno a fare le vittime sacrificali, e vogliono farsi sentire: è per questo che qualcuno mormora che si stia preparando un incidente parlamentare in Senato per far capire a Palazzo Chigi che i conti vanno fatti anche con la stampella di centro del governo.

Certo non aiuta nemmeno, in questo intrico di tattiche e strategie – molte delle quali votate alla sopravvivenza – che a Milano scoppi un nuovo scandalo legato all’Expo il cui manager, Beppe Sala, è stato appena eletto sindaco, unica bandiera che il Pd possa sventolare nel disastro delle amministrative. Raffaele Cantone ha già fatto sapere che gli arresti della Procura milanese non coinvolgono appalti monitorati dall’Anac, e anche Sala ha auspicato la massima chiarezza. Ma non si può non notare, ovunque, un certo nervosismo.


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