Allarme Italia povertà record

Allarme Italia
povertà record

Siamo un Paese sempre più povero. Gli ultimi dati dell’Istat ci dicono che nel 2015 le famiglie in condizione di povertà assoluta sono pari a un milione e 582 mila. In tutto quattro milioni e mezzo di persone, tra cui 2 milioni e 277 mila donne e moltissimi bambini, oltre un milione, uno su venti, un’enormità vergognosa (ma il Piano nazionale per l’infanzia è fermo da un anno). Povertà assoluta significa che esiste una moltitudine di italiani che non ha un’alimentazione adeguata, che rinuncia a curarsi perché non dispone delle risorse sufficienti, che non può far altro – quando lo fa – che rivolgersi a strutture caritative, come la Caritas o il Banco alimentare.

Quella offerta dall’Istat è la cifra più alta dal 2005, l’anno in cui il progresso sociale dell’Italia si è fermato e il Paese ha cominciato a fare marcia indietro. Alcuni dati Istat ridisegnano il quadro della povertà: innanzitutto, non è più concentrata al Sud ma investe molte aree del Nord, soprattutto quelle delle periferie. Se l’incidenza della povertà assoluta si mantiene sostanzialmente stabile in termini di famiglie, questa cresce in termini di individui. La ragione è molto semplice: nel bacino della povertà stanno entrando soprattutto le famiglie numerose. Questo andamento nel corso dell’ultimo anno si deve infatti all’aumento della condizione di povertà assoluta tra le famiglie con 4 componenti e tra le famiglie di soli stranieri, in media più numerose.

Un altro dato inquietante è che la povertà colpisce sempre più giovani. Aumentano anche gli indigenti tra i 45 e i 54 anni di età: nella maggior parte dei casi si tratta di padri di famiglia che rimangono disoccupati e che non riescono a rientrare nel circuito del mercato del lavoro. Si amplia l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie con persona di riferimento occupata, in particolare se operaio.

È il fenomeno dei «working poor» di coloro che pur lavorando non riescono ad accedere a un reddito sostenibile.

Gli altri dati invece confermano tendenze già note: l’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età e del suo titolo di studio (se è almeno diplomata l’incidenza è poco più di un terzo di quella rilevata per chi ha la licenza elementare).

Anche la povertà relativa risulta stabile nel 2015 in termini di famiglie (2 milioni 678 mila) mentre aumenta in termini di persone (8 milioni 307 mila). Analogamente a quanto accaduto per la povertà assoluta, nel 2015 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie numerose, in particolare tra quelle con 4 componenti. Se sommiamo i due dati, concludiamo che in Italia una persona su cinque è povera.

Di fronte a questa vera e propria emergenza nazionale come si muove il governo? Va detto innanzitutto che il provvedimento degli 80 euro non ha mai riguardato questa fascia sociale, definita fiscalmente «incapiente» (anche perché non era facile raggiungerla, ma forse anche perché, evidentemente, non conveniva elettoralmente).

Finalmente – proprio nel giorno in cui l’Istat diffonde i dati così drammatici – il governo sta per varare un piano straordinario contro le povertà (annunciato dal solito tweet entusiastico del premier) attraverso un disegno di legge delega già approvato alla Camera. Si parla di almeno un miliardo e 600 milioni di euro di fondi già stanziati dall’ultima Legge di Stabilità (600 milioni per il 2016 e un miliardo per il 2017). Queste risorse dovrebbero dar vita a un vero e proprio «reddito di inclusione» a favore delle famiglie più povere.

Il provvedimento ha provocato scintille tra il Pd e i Cinquestelle, da sempre sostenitori del «reddito di cittadinanza». Per i Cinquestelle si tratta di un reddito insufficiente (400 mila euro mensili) che copre una platea molto ridotta (non più di un milione di persone).

Vedremo come verrà articolato dai decreti legislativi del governo. Sul piano delle politiche di contrasto all’indigenza c’è anche chi propone di alzare la prima aliquota e alzare la cosiddetta no tax area.

Ma al di là delle politiche assistenziali – assolutamente necessarie per assicurare dignità ai cittadini in difficoltà economiche – è urgente generare redditi da lavoro. Solo così il Paese potrà uscire realmente dalla morsa della povertà. Peccato che attualmente la ripresa sia troppo lenta per assorbire la povertà e creare occupazione.


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