Berlino a destra E la Merkel paga

Berlino a destra
E la Merkel paga

Angela Merkel rimane cancelliere ma rinuncia alla presidenza della Cdu, Unione cristiano-democratica. Di fatto si ritira. La Germania durante il suo cancellierato è diventata una potenza mondiale, il primo Paese esportatore al mondo davanti alla Cina. La disoccupazione è ai minimi storici, le prospettive di sviluppo segnano un aumento del Pil superiore al 2% , ha da tre anni un surplus nel bilancio dello Stato, il debito sta rientrando al 60% previsto dai trattati di Maastricht e i suoi titoli pubblici hanno interessi negativi, cioè il risparmiatore paga per poterli detenere.

Eppure nel Paese aleggia un senso di malessere. Helmut Kohl quando nel 1998 fu battuto dal socialdemocratico Gerhard Schröder doveva render conto di una disoccupazione superiore al 9% e della crisi del modello di sviluppo industriale. Angela Merkel non ha da rimproverarsi nulla di tutto ciò. Non esiste infatti una motivazione razionale per il malcontento diffuso nel Paese. Le elezioni in Baviera e adesso in Assia sono state per la Cdu una sconfitta pesante. Non si può perdere più dell’11%, passare come in Assia dal 38,3 al 27%, senza chiedersi perché. E va detto che anche tra i deputati il sogno Merkel è svanito. A presidente del gruppo parlamentare cristiano democratico è stato eletto due settimane fa Ralph Brinkhaus, un illustre sconosciuto che aveva avuto la bizzarra idea di candidarsi, pur sapendo che contro Volker Kauder, uomo fidato del cancelliere, non ci sarebbe stata partita.

E invece no. Pur di dare un segno di ribellione i deputati hanno votato il non predestinato. Va detto che l’elettorato nel tempo è mutato nella sua composizione e presenta sempre più caratteri variegati che è difficile tenere uniti sotto una denominazione partitica. I Verdi risultano i vincitori di queste due ultime tornate elettorali in Baviera e in Assia. Viaggiano verso il 20% ma è difficile che riescano a raccogliere più consensi. Hanno strappato voti alla Spd come anche alla Cdu ma non possono sostituire i due grandi partiti popolari. È il nuovo ceto medio emerso in questi anni di globalizzazione, i vincenti , quelli illuminati. Non a caso i voti drenati vengono dagli elettori con formazione universitaria, dai giovani, dalle nuove professioni. E qui sta la differenza con gli altri Paesi europei che non hanno affrontato la globalizzazione per tempo, quando ancora si poteva riconvertire l’economia pur in presenza di disagi sociali. In Germania hanno introdotto Hartz IV, una serie di sussidi contro la disoccupazione, perché a suo tempo il cancelliere Schröder nel 2003 chiese di sforare il 3% del debito e il governo Chirac in Francia e il governo Berlusconi in Italia glielo permisero. Ma la bolla finanziaria del 2008 non era ancora scoppiata. Il nuovo ceto medio è figlio di quelle decisioni. Ma sono rimaste anche scorie che non sono state riassorbite.

Afd, Alternativa per la Germania, ha totalizzato il 13% in Assia, un Land da sempre progressista e con una borghesia illuminata. Adesso i nazionalisti conservatori e nostalgici sono presenti nei Parlamenti di tutti i 16 Länder. Per Angela Merkel un mondo sconosciuto. La signora ha portato i cristiano democratici su sponde di sinistra, dove il politicamente corretto è di casa e i diritti all’individualità prevalgono sui sentimenti di appartenenza collettiva. Friedrich Merz è il grande epurato del cancellierato Merkel. Ha atteso per nove anni, dal 2009 ad oggi, nell’ esilio dorato della professione di avvocato dei grandi gruppi industriali adesso si candida alla presidenza della Cdu. Vuole riportare a casa i voti che Angela Merkel ha fatto scappare a destra.


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