Carlo e Maria
fratelli d’Italia

Sotto la glassa sentimentale di appiccicose seduzioni, il Festival di Sanremo sta usando le canzoni per rovesciare il mondo a testa in giù. Ci siamo raccontati per anni che era lo specchio del Belpaese. Era vero, probabilmente. Adesso non più. Ha cessato di essere un’immagine riflessa, è diventato un modello da raggiungere. Quel che stiamo vedendo sul palco dell’Ariston è un mostro di buonismo e successo che non assomiglia a nulla di quel che gira intorno in Italia. Una enorme marmellata pop, se fosse politica lo chiameremmo partito nazione, o governo di unità nazionale.

Senza spigoli, buonista, ecumenico. La strana coppia Carlo Conti & Maria De Filippi sta celebrando un funerale di prima classe all’antica rivalità aziendale Rai-Mediaset e non è dato sapere dove sia finito l’orgoglio Rai, fino all’anno scorso sbandierato in faccia alla concorrenza dal palco dell’Ariston un giorno sì e l’altro pure. Ma tant’è, se riesci a superare i conflitti trovando una sintesi virtuosa sei inattaccabile. E se lo fai risparmiando denaro (pubblico) anzi, producendo ricchezza, sei un padreterno. Se poi intercetti anche il consenso popolare... Qualche numero. La prima serata ha raccolto in media 11 milioni e 374 mila spettatori, è stato superato il muro del 50 per cento di share (50,4) cioè un italiano su due è rimasto incollato davanti alla tv per assistere al Festival. Carlo Conti ha fatto meglio dell’anno scorso e meglio dell’anno prima ancora. Non accadeva dal 2005 (epoca Bonolis), ma a onor del vero va precisato che, se contiamo le teste invece delle percentuali, il primo Fabio Fazio nel 2013 aveva fatto assai meglio (12 milioni e 986 mila).

Parliamo di soldi. Il Sanremo 2017 è un esempio di spending review da manuale. Gallina dalle uova d’oro, si diceva una volta. Tronfia, la Rai ha snocciolato cifre da record. Dal 2010 ad oggi i costi del carrozzone sono stati sforbiciati del 24,6 per cento. Mentre gli incassi degli spot sono decollati, volando dai 12 milioni di sette anni fa ai 23 netti di quest’anno. Insomma, il Festival ha raddrizzato i suoi conti come l’Italia non è riuscita a fare e – azzardiamo – mai riuscirà. Questa edizione guadagnerà un milione e mezzo di euro a serata. Un dettaglio che aiuta a comprendere il motivo per cui il festival viene stiracchiato su cinque serate quando è chiaro a qualunque cervello di buon senso che ne basterebbero due, di serate, tre a stare abbondanti. Parliamo di spettacolo. I due conduttori sul palco vanno d’amore e d’accordo. Quando li guardi, il Principe Carlo e Queen Mary, quel che vedi è un anticipo di San Valentino. Da lui, ieri, solo parole dolcissime, puro miele: «È un valore aggiunto straordinario, in lei ho trovato la sorella che non ho».

Interessante la mutazione di Maria, considerata per anni la regina del trash, la tv dalla lacrima facile, carrambate e talent canterini . Ora sembra addirittura misurata, se non elegante. Certo, non esibisce la burrosa femminilità della Bellucci o l’esplosiva sensualità di Belen. Sul palco, lei, mette in riga l’emozione con la ruvida poesia di un sergente maggiore. Ma possiede uno stile, ed è uno stile che colpisce al cuore l’immaginario old style sanremese. Sfrondato del kitsch della combriccola di tronisti, a volte davvero detestabili, spariglia una prassi ormai consolidata (valletta-bionda-valletta-mora) che la Rai ha coltivato per anni con formidabile disprezzo della modernità e commovente attaccamento alla tradizione. La tradizione su cui Sanremo ha costruito le sue fortune ma che ci aveva scatenato contro l’ironia tagliente dell’Europa che conta (Financial Times). Beninteso, il registro è sempre quello nazional- popolare, quest’anno virato sul patriottico con l’omaggio agli eroi del quotidiano, soldati, finanzieri, vigili, volontari della Protezione civile, Croce Rossa, Soccorso alpino, terremoti e Rigopiano. Ma lo stacco, stilistico e concettuale, c’è. Non che Maria faccia molto sul palco, ma quel che fa lo bene, e lo fa con il piglio di chi sa che non deve dimostrare nulla. La strana coppia funziona. Carlo e Maria s’intendono a meraviglia, Crozza li ha chiamati «promessi sponsor», lei sta al gioco. Se Carlo dice di aver trovato in Maria la sorella che non ha mai avuto, con loro il Belpaese ha trovato i fratelli dell’Italia televisiva.

© RIPRODUZIONE RISERVATA