Da Trump risultati Da noi promesse

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Da noi promesse

Quello del sovranista è un lavoro serio. Prendete Trump, cui si ispirano i politici di mezza Europa, compresi quelli di casa nostra.
È vero, il presidente degli Stati Uniti continua implacabile con la sua ripugnante politica estera aggressiva e isolazionista: ha alzato un muro con il Messico, ha tagliato i fondi ai palestinesi, promette di cancellare i finanziamenti all’Onu per i rifugiati, ha fatto crollare la valuta della Turchia per rappresaglia e forse c’è il suo zampino nella crisi valutaria argentina, che sta gettando in miseria milioni di persone.

Inoltre ha dichiarato guerra ai «fratelli» europei con i dazi sulle importazioni e rifiuta la proposta di pace dell’Unione. Per finire, minaccia di far ritirare gli Usa dall’Organizzazione mondiale del commercio.

Ma da quando il magnate è divenuto inquilino della Casa Bianca l’economia americana fa scintille: il Prodotto interno lordo è al 4,1 per cento, gli indici di Wall Street sono schizzati verso l’alto e soprattutto la disoccupazione è scesa al 3,9 per cento, ai livelli più bassi dall’inizio del millennio. Non solo, ma tra i lavoratori americani cosiddetti «a bassa educazione» (la cassiera, il custode del parcheggio, il manutentore, il magazziniere, molti dei quali tradizionalmente di colore) la disoccupazione è scesa dal 15,6 al 5,1 per cento. Dati per i quali persino l’acerrimo nemico New York Times ha dovuto complimentarsi, seppur a denti stretti. Il sovranista Trump non avrà problemi a superare le «mid terms» elections, le elezioni a medio termine di metà mandato.

E in Italia? Da noi i sovranisti padani o grillini, nonostante siano al Governo, non hanno prodotto nulla di tutto questo. Certo, strepitano contro gli immigrati, rimandano indietro le imbarcazioni delle Ong, bloccano le navi con a bordo i rifugiati, inneggiano a Putin, tuonano contro l’Europa e la moneta unica. Ma dal punto di vista dei risultati economici? Gli ultimi dati Istat parlano di una disoccupazione al 10,4 per cento (una delle più alte dell’Unione) e un Pil che continua ad arretrare, da mesi galleggiante su un pallido uno virgola qualcosa per cento. Ma forse il peggio deve ancora arrivare in questo autunno che non promette nulla di buono. L’agenzia di rating Fitch ha rivisto da stabile a negativo la tenuta del nostro ipertrofico debito pubblico. Lo spread continua a salire. E a livello politico il Governo ha scelto la strategia delle parti in commedia. Il ministro dell’Economia Giovanni Tria, scelto sotto l’egida del Quirinale, continua a ripetere come un mantra, per rassicurare i nervosissimi mercati, che l’Italia non sforerà i vincoli europei sanciti dai parametri di Maastricht. Ma nella Lega, una delle due forze della maggioranza, la pensano in maniera diversa: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti, che politicamente è il più potente di tutti, fa sapere che potremmo sforare la soglia del tre per cento nel caso di investimenti per le emergenze. Ma cosa sono le emergenze? Di tutto e di più: l’edilizia scolastica, le infrastrutture, le opere pubbliche, la messa in sicurezza per le zone sismiche. Tutte opere sacrosante. Ma non lo erano anche prima? È un po’ come dare un prestito a un cliente che si è mangiato tutto il conto corrente in caviale e champagne e ora chiede un fido per mettere l’antifurto nella sua casa. Perché non ci ha pensato prima, gli direbbe l’impiegato dell’ufficio prestiti? Altre rassicuranti dichiarazioni arrivano dal viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia, che in un’intervista annuncia solennemente: «Sforeremo il 3 per cento, ce lo chiede il Paese».

E anche tra i Cinque Stelle la tentazione di mandare all’aria i trattati europei per finanziare il reddito di cittadinanza è grande. Servono soldi per garantire le promesse elettorali, e i soldi non ci sono. Anche a rastrellare e riutilizzare quel poco grasso che è rimasto in barile, come gli 80 euro di Renzi e le detrazioni fiscali, non ce la si fa. Soprattutto se pensiamo che la riforma della legge Fornero e la flat tax costano decine di miliardi di euro. Forse è venuto il momento di passare dalla politica degli annunci a quella dei fatti. Magari parlando con una sola voce. A proposito: ci avete fatto caso che il premier Conte su questi problemi tace? I nodi al pettine comunque stanno per arrivare. La manovra finanziaria destinata a correggere la Legge di Bilancio è dietro l’angolo.

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