Dietrofront politico danneggia la cultura

Dietrofront politico
danneggia la cultura

«Dopo l’estate elimineremo le domeniche gratuite nei musei». Pessimo annuncio quello del ministro dei Beni culturali, Alberto Bonisoli, fatto peraltro in uno dei templi della cultura, nel corso della sua visita alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Secondo Bonisoli «le domeniche gratis andavano bene come lancio pubblicitario, ma se continuiamo così, a mio avviso andiamo in una direzione che non piace a nessuno». Per la verità qualcuno a cui piacevano c’era. E non erano proprio quattro gatti: nel 2017 hanno visitato gratuitamente gli oltre 400 siti museali italiani più di tre milioni e mezzo di persone. Dal lancio dell’iniziativa dell’allora ministro Franceschini sono stati oltre 14 milioni. Tutta gente disposta a fare file di ore pur di ammirare il Castello Sforzesco o Pompei per una domenica speciale, fuori dai soliti schemi, alla scoperta di musei, collezioni permanenti, esposizioni nazionali e locali, soli, con gli amici o in famiglia.

Oltretutto i dati confermano che molti di questi visitatori la domenica seguente non si chiudevano in casa davanti alla televisione o a uno schermo di computer ma tornavano «sul luogo del delitto», visitando lo stesso museo o andando alla scoperta di altri luoghi culturali. Si formava uno stile di vita nuovo, una mentalità diversa.

E infatti l’aumento dei visitatori nelle città d’arte e nei musei in genere è davvero impressionante, dopo la riforma del 2014: dai 38 milioni di visitatori del 2013 si è passati ai cinquanta milioni di visitatori del 2017. Anche gli incassi hanno fatto scintille: lo scorso anno hanno raggiunto la cifra di 200 milioni di euro, con un incremento del dieci per cento rispetto al 2016.

Queste le cifre. Ma oltre le cifre va detto che tenere aperti i luoghi culturali statali per una domenica, incoraggiando gli italiani ad apprezzare le innumerevoli meraviglie italiane (senza lasciarle solo ai turisti stranieri), è un’operazione che contribuisce ad accrescere il livello culturale dei cittadini e porta persino al rafforzamento dell’identità nazionale e locale. Quanti italiani hanno scoperto musei di cui ignoravano persino l’esistenza (soprattutto sul territorio) grazie a questo genere di iniziativa?

Non a caso al tempo di Pericle, in quell’Atene di tremila e cinquecento anni fa che è considerata la culla della civiltà, era stato istituito il «theorikon», un fondo speciale destinato alla cultura e agli spettacoli teatrali. È grazie al «theorikon» che abbiamo le tragedie di Eschilo e le commedie di Aristofane. Ecco che la gratuità domenicale diventa occasione non solo per fare da volano alle visite degli altri giorni del mese ma alla valorizzazione del patrimonio artistico delle città d’arte.

Dunque sarà forse il caso che il ministro Bonisoli ci ripensi. Ha tempo tutto agosto (la cancellazione dovrebbe avvenire a partire da settembre). Non è detto che una buona iniziativa di un governo precedente non possa rimanere. Si può forse riformare o perfezionare (ad agosto forse istituire le domeniche gratis, vista la grande domanda turistica, è sbagliato), ma perché gettare alle ortiche del tutto un’iniziativa che ha contribuito ad elevare il livello culturale degli italiani in nome della discontinuità politica?

Un governo illuminato dovrebbe apprezzare le cose belle e giuste (poche o tante) fatte dai suoi predecessori.

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