Diversità, una risorsa Bisogna difenderla

Diversità, una risorsa
Bisogna difenderla

Il rispetto della «diversità» è una forma di educazione di cui ancora non molti danno testimonianza nella vita di ogni giorno. Eppure, in una società come quella attuale, complessa, pluralistica e multietnica, relazionarsi e convivere con la diversità può aiutare a liberarci dai luoghi comuni, dagli stereotipi, dai pregiudizi. Molto spesso, purtroppo, si tende a diffidare per istinto di ciò che non si conosce e la diversità appare come un pericolo, una minaccia, una barriera che si frappone tra noi e gli altri. È certamente molto più riposante avere a che fare con ciò che già conosciamo, con persone che sono simili a noi, che la pensano come noi e con le quali ci ritroviamo in situazioni già collaudate. Da ciò trae origine la tendenza diffusa di escludere ed emarginare chi sentiamo «diverso» da noi, come gli immigrati, gli omosessuali, i malati psichici, i portatori di handicap o chi professa idee e religioni diverse dalla nostra.

Non sono pochi, ad esempio, quelli che sempre più frequentemente auspicano interventi indiscriminati di esclusione o di ghettizzazione anche nei confronti di intere popolazioni di immigrati. Costoro dichiarano di non essere razzisti e si professano cristiani, ma dimenticano uno tra i più significativi messaggi evangelici: «Quello che avrete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avrete fatto a me». Questo messaggio ci ricorda che il più piccolo dei fratelli è, oggi, l’immigrato, o chi, per varie ragioni, economiche, politiche e sociali, vive ai margini di una società che lo esclude, oppure il disabile.

Papa Francesco in più occasioni ci ha richiamati «ad agire contro l’esclusione sociale dei più deboli e ad operare per la loro integrazione. Perché una società che esclude è potenzialmente una società nemica di tutti». Eppure, la realtà di ogni giorno è fatta di tanti che, con un pizzico di malcelata malizia, fingono di avere rispetto per la diversità, ma che, in circostanze concrete, evidenziano un vero e proprio fastidio per chi è diverso da loro. Per costoro sembra fatta su misura una riflessione di Bertolt Brecht: «Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare».

Questa singolare riflessione evidenzia che l’avversione per le diversità, oltre che condannabile sul piano umano, rappresenta un male profondo della società che mette a rischio la stessa convivenza civile. La nostra Carta costituzionale all’art. 3 ci ricorda che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge». Questo principio, che è a fondamento della nostra vita democratica, ci rammenta che siamo uguali proprio nelle nostre tante diversità. La diversità è cosa ben diversa dalla «differenza», perché le diversità uniscono e arricchiscono la collettività, rendendola più forte, mentre le differenze dividono e producono disuguaglianze, indebolendo il tessuto sociale. Il principio di uguaglianza, che è lotta alle ingiustizie, combatte ogni differenza, perché reclama il rispetto della persona e il riconoscimento dei diritti e dei doveri di tutti. Ci insegna, quindi, che ogni essere umano deve essere giudicato solo per i suoi comportamenti, e che non c’è cosa più stupida che generalizzare e niente di più pericoloso che vivere nel «pregiudizio», che si trasforma spesso in rabbia sino a generare odio.

Queste considerazioni acquistano oggi un peso particolare difronte ai problemi che emergono dalla gestione dell’immigrazione. I recenti atti vandalici emersi nel centro di accoglienza di Cona ci dimostrano che questi maxi centri sono ingestibili e potenzialmente esplosivi non potendo in alcun modo favorire forme di integrazione. A questi va sostituita una accoglienza diffusa su tutto il territorio, affidata a realtà qualificate e sottoposte al controllo dei Comuni per far sì che il confronto con problemi e culture diverse sia occasione di arricchimento piuttosto che di divisioni e di conflitti. Nello stesso tempo occorrerà essere risoluti nel condannare chi mette in pericolo la libertà altrui, chi non rispetta le leggi, chi non adempie alle proprie responsabilità, chi soggiace alle leggi del branco.


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