Europa, non bastano
i buoni ragionieri

Il braccio di ferro di Matteo Renzi con la Commissione di Bruxelles crea scompiglio nelle capitali europee. Il protagonismo di Roma smuove gli animi assopiti di chi in Europa si è rassegnato alla pax teutonica e non osa distaccarsi dal sentiero tracciato da Angela Merkel. La signora di Berlino in questo momento vuole la calma perché il 2017 è l’anno delle elezioni per il rinnovo del Bundestag e l’elettorato tedesco deve essere tranquillizzato dopo l’arrivo di un milione di migranti. Un’ulteriore conflittualità in sede europea porterebbe solo voti all’Afd, il partito della protesta di ispirazione nazional-populista.

Da qui l’ordine di non disturbare il manovratore. Orban in Ungheria è stato tranquillizzato con il silenzio sul filo spinato eretto alle sue frontiere e sul rifiuto di accogliere migranti da altri Paesi dell’Ue. In tal senso ha avuto rassicurazioni anche al vertice di Bratislava. Ed è proprio dalla capitale slovacca che ha preso avvio il distacco di Matteo Renzi dal duo Merkel-Hollande. Con Ventotene pensava di aver avuto la legittimazione ad entrare nel ristretto club di chi conta in Europa ma ha dovuto ricredersi. Berlino e Parigi legano l’agenda europea agli appuntamenti nazionali, vogliono guadagnar tempo.

L’Europa però è giunta al limite: o si dà una mossa o perde gli appuntamenti con la storia. Uno di questi è il cinquantesimo del Trattato di Roma che cade a marzo del 2017. Per il capo del governo italiano l´occasione per rilanciare l´idea di Europa ed evitare di ricadere nel nazionalismo. Matteo Renzi spinge per la creazione di un ministro dell’Economia per l’Eurozona. Prende il testimone di Mario Draghi che l’ha proposto più volte e gli dà quella veste politica che il presidente della Bce non può dare. La proposta è fatta propria dal ministro tedesco delle Finanze W. Schäuble ma è proprio qui che sorgono le diversità: mentre a Roma si intende garantire finalmente una collegialità in sede di programmazione economica europea con interventi mirati alla crescita, a Berlino pensano ad un supervisore in grado di colpire chi non rispetta alla lettera i criteri di Maastricht e il Fiscal Compact, cioè quello che Matteo Renzi chiama l’Europa dello zero virgola.

La partita sta dunque arrivando al suo epilogo. Il governo di Roma non ha molti spazi: la crescita fatica, il processo di ammodernamento del Paese Italia è lento, i bassi interessi per i titoli di Stato durano al massimo sino a tutto il 2017 e se non si raggiunge un quadro di sviluppo stabile è fatale che lo spread con i titoli di Stato tedeschi schizzi verso l’alto e si creino le condizioni per un attacco speculativo all’Italia. Occorre quindi trovare investimenti che possono venire dall’Europa oppure effettuarli a livello nazionale, ma con l’inevitabile sforamento del deficit. E qui si capisce la battaglia del governo italiano e l’azzardo nel lanciare il guanto di sfida.

Il ministro delle Finanze italiano Pier Carlo Padoan rimprovera a Bruxelles di non aver osato, verso chi non accoglie i migranti, la stessa durezza che invece si riserva ai conti di Roma. Il messaggio è dunque questo: premiate gli egoismi nazionali e bastonate chi invece si fa in quattro per adempiere al dovere di solidarietà umana. E questo quando l’Italia è costretta a sostenere costi extra per la riluttanza altrui a farsi carico degli impegni assunti in sede europea.

È probabile che la vertenza trovi una sua soluzione in una sorta di scambio: ai Paesi reprobi non verrà imposto alcun obbligo ma in compenso all’Italia verrà concesso lo sforamento del deficit dello zero virgola. È la filosofia che piace ad Angela Merkel. Berlino potrà guadagnare altro tempo.

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