Formiche sul malato Povera Italia

Formiche sul malato
Povera Italia

La foto della paziente coperta di formiche all’ospedale San Paolo di Napoli ha fatto il giro della rete e dei media internazionali. Si registrano cori di indignazione che ci saremmo risparmiati se le inefficienze fossero state denunciate e i controlli preventivamente eseguiti. Anche a Milano la malasanità colpisce. Il primario provoca la frattura del femore di una paziente settantottenne per allenarsi ad una nuova tecnica di intervento. Norberto Confalonieri, medico primario dell’ospedale Gaetano Pini, viene arrestato dalla Guardia di finanza con l’accusa di corruzione e turbativa d’asta. È notizia del marzo scorso. Pier Paolo Brega Massone sconta l’ergastolo per i fatti della clinica degli orrori Santa Rita, dove operava a dispetto di qualsiasi etica deontologica. Il male alberga anche in Lombardia, non è esclusiva del Sud del Paese. E pur tuttavia nessuno si sognerebbe di dire che la sanità lombarda non funziona. Vi sono problemi aperti, mai risolti, vedi per esempio le lunghe, troppo lunghe attese per esami e visite specialistiche, ma la presenza di centri di eccellenza nessuno la mette in dubbio, così come la creazione di nuove strutture ospedaliere al passo con i tempi.

Nella media internazionale la sanità lombarda non sfigura, anzi. La struttura quindi tiene. La valutazione esclusivamente meritocratica nella scelta degli operatori sanitari, medici in primis, fatica ad imporsi ma vi è da dire che la politica , dopo gli ultimi scandali, incomincia a porsi il problema ed è sulla buona strada.

La Lombardia è parte dell’Europa anche in campo sanitario. Ed è un punto dirimente. Perché l’immagine delle formiche sulle braccia della paziente napoletana riassume una condizione che non è quella del Paese. E non è nemmeno, come si è letto in questi giorni, quella del cosiddetto terzo mondo. In questi Paesi considerati sottosviluppati gli ospedali hanno spesso standard europei, non fosse altro perché partono da zero e il personale medico è stato formato in Europa o in Nord America ed ora anche in Cina e in Russia. Basti guardare alla Giordania, Paese in prima linea nella lotta al terrore e al fanatismo religioso, per scoprire una medicina di prim’ordine.

La malasanità napoletana viene da lontano ed è tipica di chi ha avuto ed ha consuetudine con la medicina moderna, ma la sottopone alla pena della rassegnazione civile, all’inerzia sociale di chi non crede nelle istituzioni. Un collasso del vivere comune che vede penalizzati i più deboli e gli indifesi. Come spiegare diversamente i fatti dell’Ospedale Loreto Mare con 55 arresti e 94 indagati per assenteismo. Era il febbraio 2017 e sembrano anni perché nel frattempo gli scandali si susseguono e si finisce per perderne il conto. Non un singolo caso ma una questione endemica. Per il magistrato la legge del contrappasso sta nell’imporre agli assenteisti gli arresti domiciliari. Dovranno andare a lavorare e non potranno uscire di casa altro che per questo. I paradossi napoletani portano al surreale. In un qualsiasi altro Paese civilizzato sarebbero oggetto della condanna pubblica e si vergognerebbero ad uscire di casa. Fragliasso, il magistrato che si è occupato del caso, spiega che il malcostume è diffuso. Sono coinvolti medici, infermieri, operatori socio sanitari, impiegati. È un sistema, ed è qui la differenza.

Dice Vincenzo De Luca: la sanità è inquinata dai camorristi. Ed è il presidente della Campania, la più alta autorità politica della Regione. Cosa ci vuole ancora per porre la questione del rispetto della legge, dei doveri e non solo dei diritti, del riscatto degli onesti all’ordine del giorno della politica nazionale?


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