I banchi vuoti l’Italia più povera

I banchi vuoti
l’Italia più povera

Quando si dice che i figli sono la ricchezza di un Paese si dice una gran verità: e non si pensi che la ricchezza vada intesa in senso morale. È proprio ricchezza reale. Quanto sta avvenendo in Italia lo dimostra. Una politica che per decenni ha messo ai margini le famiglie e le ha in ogni modo disincentivate a investire nel futuro, oggi sta producendo i suoi amari risultati. L’ultimo segnale è quello che ci viene dalle statistiche sulle iscrizioni nelle scuole. Con l’inizio delle lezioni a settembre in Italia ci saranno 33 mila banchi vuoti.Sono la naturale conseguenza del calo delle nascite che ormai da quasi dieci anni contrassegna il nostro Paese. All’inizio del millennio il fenomeno era stato frenato dalla prolificità delle famiglie immigrate. Ma ora anche quella spinta si è fermata e così si è arrivati al record negativo del 2016 con 476 mila nuovi nati. Nel 2011, quando erano nati i bambini che oggi iniziano la scuola, i nati erano stato 454 mila (ed uno su cinque da famiglie straniere).

Facendo i raffronti possiamo intuire cosa accadrà all’inizio dell’anno scolastico del 2022... 33 mila banchi vuoti che vanno ad aggiungersi ai 46 mila dello scorso anno e ai 20 mila del 2015. In tutto quasi 100 mila allievi in meno nelle scuole italiani nell’arco di soli tre anni. Certamente si potrà assorbire in parte il calo diminuendo il numero di bambini per classe, ma è difficile immaginare di calare più del 10/15%. Dopo di che la questione rischia di andare a toccare i livelli occupazionali, se già non li ha toccati di fatto, in quanto blocca l’ingresso di nuovi insegnanti nel mondo della scuola: ancora una volta a pagarla sono quindi soprattutto i giovani, che si vedono derubati ulteriormente di opportunità. Insomma con meno bambini, si perdono posti di lavoro e si perde quindi ricchezza. Secondo i calcoli fatti da istituti specializzati, nell’arco dei prossimi 13 anni avremo 23 mila classi in meno il che comporterà la soppressione di ben 40 mila posti di insegnanti. Come avverte il sito specializzato Tecnica della scuola, «il risultato di questi fattori incrociati o sovrapposti, è che non solo si produrranno probabili tagli agli organici, con meno posti disponibili per le nuove leve di docenti, ma diventerà pure molto più facile di oggi perdere la titolarità». Quindi più poveri e anche più precari.

È un quadro drammatico, frutto di una politica miope che non ha risparmiato anche quelle famiglie che arrivate in Italia avevano portato con sé un ben diversa attitudine a fare figli. Si tratta delle famiglie degli immigrati che con il passare degli anni si sono sempre più allineate ai trend delle famiglie italiane, rendendo in questo modo ancor più vistoso il calo demografico. I banchi vuoti sono l’immagine emblematica di un Paese che ha un po’ tradito la sua natura e la sua storia. Se questo è accaduto è per una questione di scelte politiche, originate però da un ricatto culturale di fondo. La famiglia è stata demonizzata. E chi l’ha difesa si è preoccupato per lo più di difenderla come valore, cioè come «buona idea», che non come realtà concreta che doveva essere sostenuta con misure che tanti Paesi europei hanno adottato. Così le famiglie si sono sempre più trovate scoperte e sole, senza sostegni e con regimi fiscale che ancor oggi le penalizzano. Per di più una cultura individualista le ha anche marginalizzate dal punto di vista culturale. Così alla fine ha prevalso la paura. E oggi quei banchi vuoti sono proprio il frutto di quella paura di cui nessuno si è preso cura.


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