I giovani riscoprono il valore della terra

I giovani riscoprono
il valore della terra

Da qualche tempo si assiste a una rivalutazione dell’imprenditore agricolo in una pluralità di professioni, divenute attrattive per molti giovani, come il coltivatore, l’allevatore, l’orticoltore, il viticoltore, ecc. A ciò ha certamente giovato il ruolo sempre più rilevante che l’agricoltura è andata assumendo negli ultimi anni di crisi, durante i quali ha svolto una preziosa funzione anticiclica, registrando una leggera ma costante crescita. Oggi un terzo delle aziende agricole del made in Italy è gestito da ragazzi sotto i 40 anni, motivati da una vera e propria passione personale o animati dall’impegno di mantenere in vita l’attività della famiglia.

Da notare, poi, come di queste aziende una su quattro venga gestita da donne. Il 2017 ha dato un’ulteriore conferma del fenomeno. Secondo il rapporto Agrosserva di Ismea, nel mese di settembre le imprese agricole under 35 hanno sfiorato le 53.500 unità, con una crescita del 5,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a rappresentare il 7% del totale delle imprese del settore. Un trend su base annua che era iniziato a partire dalla seconda metà del 2016 ed è proseguito con un +9,3% nel primo trimestre 2017 e un + 7,6% nel secondo. Con l’ingresso dei giovani in agricoltura sta acquistando rilievo tutto quanto viaggia sul web, come l’e-commerce, l’agriturismo, le piattaforme digitali, ecc. Colpisce come negli ultimi cinque anni le facoltà di agraria abbiano avuto un picco d’immatricolazioni (+40%), a fronte di una flessione nelle iscrizioni in tutte le altre facoltà (-12%). Qualificati professionisti legati più o meno direttamente all’agricoltura provengono anche da altre facoltà. Ci sono educatori e psicologi che si dedicano all’agricoltura sociale e alle fattorie didattiche, esperti della comunicazione che gestiscono il marketing, economisti che amministrano aziende, erboristi e farmacisti che scommettono sulla fitoterapia e sulla cosmesi naturale, architetti impegnati nella bio-edilizia, producendo mattoni artigianali di argilla e paglia completamente eco-sostenibili e riciclabili. Tutti esempi di una nuova idea di «agricoltura sostenibile» aperta alle tematiche sociali e ambientali, che rappresenta sempre più un «business» innovativo e redditizio. Un’ulteriore spinta all’ingresso dei giovani in agricoltura potrà essere dato dalla «Banca delle Terre agricole», un recente progetto di mappatura delle terre realizzato da Ismea per consentire, soprattutto ai giovani, di reperire su internet terreni di natura pubblica in vendita, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio fondiario pubblico, fermare il consumo di suolo, rimettere in circolo capitali e investimenti sul bene terra e riportare all’agricoltura anche le aree incolte. A sostenere questo progetto potranno anche contribuire alcuni strumenti che, come annunciato dal Ministro Martina, sono stati messi in campo per gli under 40, come i mutui a tasso zero per gli investimenti, l’aumento del 25% degli aiuti europei e l’esenzione totale dal pagamento dei contributi previdenziali per i primi tre anni di attività per le nuove imprese agricole giovanili. L’avvento di «Industria 4.0», con il notevole aumento della meccanizzazione e della robotizzazione, porterà vantaggi sul piano della produzione industriale determinando tuttavia, e per tempi non brevissimi, fenomeni diffusi di crisi occupazionale. Questi, potranno in qualche misura essere attenuati da un ulteriore incremento della competitività dell’intero sistema agricolo. A tutto ciò potrebbe giovare un ulteriore contributo decisivo di molti giovani che si dimostrassero capaci di dare vita a un crescente numero di aziende agricole innovative, sostenibili sul piano ambientale, economico e sociale.

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