Anche la politica ha la sua liturgia

Anche la politica
ha la sua liturgia

La nuova politica che sta nascendo sotto i nostri occhi in questi giorni, è nuova per tanti, diversi motivi. Intanto le facce che appaiono di più non sono quelle di prima. Il povero Renzi sta attraversando il suo deserto. È proprio sparito. E la notizia che, qualche volta, lo fa tornare a galla è proprio questa: che è sparito. Insomma si parla di lui per dire che non parla più. Per la verità, circola la notizia che è lui che ha deciso di sparire. Ma è notizia sospetta. Ce la ricordiamo bene la favoletta della volpe e dell’uva. Siccome la volpe non arriva a sbranare l’uva, si consola, a modo suo: «È un’uva acerba, un pasto da cafoni» (così nella versione di La Fontaine).

Intanto gli aspiranti protagonisti cercano di adattarsi alla situazione nuova, ai ruoli nuovi. Soprattutto, come è ovvio che sia, i Cinque Stelle e la Lega: sono i nuovi arrivati. Nuovi perché ormai sono sulla soglia della agognata stanza del potere. Lo sfondo dei loro discorsi non sono più le piazze, ma le stanze, quelle di Palazzo Madama e Montecitorio. Il passaggio al potere significa anche passare al luogo dove il potere si esercita. Prima, i Cinque Stelle e la Lega trasformavano spesso il Parlamento in piazza, quando inveivano e protestavano durante i dibattiti parlamentari. Adesso, invece, quando Salvini e Di Maio camminano in Piazza Montecitorio sono sempre circondati da un nugolo di fotografi e di giornalisti. La piazza è diventata Parlamento. E parlano, anche lì, dove sarebbe normale sentirli gridare. È cambiato anche il look. Le felpe di Salvini e le camicie di Di Maio, queste impeccabilmente casual, sono diventate camicie e cravatte normali. Le diversità vistose nel modo di dire e di fare dei protagonisti stanno obbedendo al rovesciamento dei ruoli: l’opposizione sta diventando maggioranza e la maggioranza sta diventando opposizione. In termini un po’ volutamente scherzosi si potrebbe dire che chi faceva da bersaglio sta diventando cacciatore e viceversa. Quando si tira al piccione, chi spara fa rumore, il piccione tace, anche perché teme, animale intelligente com’è, di essere costretto a tacere per sempre. I 5Stelle e la Lega stanno vivendo la loro trasformazione genetica: da cacciatori stanno diventando piccioni. Non è che tacciono. Al contrario. Ma non gridano più.

Abituati come eravamo a sentirli gridare, adesso che parlano, semplicemente, a noi pare che tacciano. Intanto, dall’altra parte, la parte che Lega e Cinque Stelle occupavano fino all’altro ieri, non spara più nessuno. In effetti, chi, prima, faceva il piccione (leggi Pd) adesso deve imparare a fare il cacciatore. Ma non ha ancora imparato. Forse imparerà. Forse. Così lo stallo attuale della politica può anche essere descritto in questo modo: è tutto fermo, in attesa che i piccioni imparino a fare i cacciatori e i cacciatori imparino a fare i piccioni. Anche perché, quando si tratta di imparare qualcosa di radicalmente nuovo (e passare da piccione a cacciatore e da cacciatore a piccione è proprio una trasmutazione genetica), c’è chi impara subito e chi fa fatica. Si potrebbe anche dire, se la cosa non appare irriverente, che la politica ha le sue liturgie, cioè i suoi modi di dire, di apparire, di fare che sono stabiliti e che, quindi, non possono essere inventati ogni volta e che vanno assimilati. Il potere, detto in altri termini, esige anche capacità di adattarsi. Qualcuno lo fa velocemente, perché vive per quello, qualcuno più lentamente perché deve introiettare una liturgia che non è la sua. Poi vedremo, nei prossimi mesi, se gli adattamenti sono serviti solo a loro o anche a noi, elettori. Tutti dicono, in effetti, che siamo noi i protagonisti. Ma questo, sempre e non solo adesso, resta tutto da dimostrare.


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