Il fattore umano, la forza italiana

Il fattore umano,
la forza italiana

All’aeroporto di Francoforte la polizia ha fatto sgomberare un intero terminal. Tredicimila passeggeri di colpo appiedati e sessanta voli cancellati non hanno trovato però una spiegazione. Dopo un forte imbarazzo si è dovuto ammettere: un falso allarme. Ai controlli di sicurezza una famiglia francese è risultata positiva ai test per esplosivi, l’addetta ha dato libero accesso ma il sistema ha proceduto in automatico e allertato la polizia.

Dopo frenetiche ricerche gli agenti hanno rintracciato i genitori e i figli in sospetto di terrorismo per poi scoprire che era una bufala. Ad un nuovo controllo sono risultati negativi. Nel frattempo erano trascorse tre ore e solo per Lufthansa settemila passeggeri hanno dovuto essere rimborsati per i ritardi e per il cambio di volo. Questa è la situazione nel maggior aeroporto tedesco: basta uno stormir di fronde e un nodo strategico del Paese viene bloccato.

Il giorno prima a Bologna è successo il finimondo con un risultato finale, pur nella tragedia, inaspettato: una sola vittima, il conducente dell’autotreno carico di gpl che ha innescato l’infernale tamponamento. Gli agenti e i carabinieri sono intervenuti con tempestività, hanno chiuso il traffico ed evitato che la bomba di fuoco colpisse altri automobilisti. Come uno di loro ha avuto modo di dire: abbiamo solo fatto il nostro lavoro. Gli italiani che faticano a muoversi a sistema eccellono però nella capacità reattiva e soprattutto percepiscono e intuiscono quando qualcosa non va. Nel nostro caso l’agente ha sentito l’odore del gas, non ha avuto bisogno di ordini e ha bloccato gli accessi. Molti gli devono probabilmente la vita. Per un Paese avvezzo all’autodenigrazione un’iniezione di fiducia non guasta: gli agenti non sono eroi hanno solo esaltato prerogative nazionali. Come ha detto uno di loro: ci fossero stati altri colleghi al mio posto avrebbero fatto lo stesso: avrebbero reagito con la stessa immediatezza. Sarà che in Italia abbiamo una migrazione recente e non radicata nella sua avversione ai costumi occidentali ma è un fatto che finora con il terrorismo è andata bene. Spagna, Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania, Russia, Stati Uniti hanno dovuto piangere morti per mano estremista. La nostra intelligence funziona come gli agenti di Bologna: intuisce, coglie le dinamiche mentali dei suoi interlocutori, riesce a prevenire le mosse e a smascherare i giochi. Certo la fortuna gioca ma il terrorista che viene dal mondo mediorientale in Italia fatica. Più facile trovare contiguità mentali e quindi la percezione di essere sotto scacco che bersagli. Se il pericolo viene da fuori è più facile affrontarlo, difficile è identificare attentati orditi da congiure interne nei gangli dell’apparato, nel sistema, come la storia da piazza Fontana nel 1969 ad oggi insegna.

Il mondo moderno è fatto di complessità che gli italiani faticano a gestire. La tecnologia si muove a sistema e richiede quindi qualità che trovano corrispondenza in un mondo ordinato come quello tedesco. In teoria. Nella pratica l’esposizione ad ogni sorta di imprevisti cresce e trova impreparato chi si affida ciecamente alla macchina organizzativa. A Francoforte si ammette che il passaggio dal controllo di sicurezza alla polizia federale non funziona a dovere per il semplice motivo che le varianti sono così tante e imprevedibili da rendere impossibile una loro esauriente catalogazione. Solo il fattore umano è in grado di sopperire alla bisogna. Che questo sia il punto forte del carattere nazionale è dettato dal fatto che la richiesta di personale italiano cresce. Dal 2010 al 2015 75 mila tra laureati e diplomati sono andati via. Secondo dati Irpss-Cnr un danno di 4 miliardi di euro. Unire creatività e professionalità non è scontato e all’estero lo sanno.


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