Il premier gentile Sintesi difficile

Il premier gentile
Sintesi difficile

«Valuteremo, analizzeremo, faremo una sintesi». Il «premier gentile» Giuseppe Conte si è presentato ieri alla stampa annunciando una manovra «seria, rigorosa e coraggiosa, con riforme che siano la leva per la crescita e lo sviluppo», assicurando che l’Italia «si presenterà a Bruxelles a testa alta». I ruoli, nel primo governo gialloverde della storia della Repubblica, sono ben definiti. Ai due vicepresidenti Salvini e Di Maio il compito di esternare la linea politica, spesso a colpi di battute e posizioni molto differenti, al premier Conte, sommessamente, quello di «fare sintesi».

Al ministro dell’Economia, quello di parlare il meno possibile. A volte sembrano quattro governi diversi, invece è uno solo. Ma dietro i buoni propositi del presidente del Consiglio cosa possiamo leggere? Cosa sappiamo finora di fisco, lavoro, pensioni e investimenti, tutti temi che rientrano nella manovra economica, la legge più importante di un governo della Repubblica, quella che aggiusta i conti del bilancio dello Stato e crea le condizioni per lo sviluppo del Paese?

Poco, sappiamo molto poco. Sulla Tav, ovvero sulla linea Torino Lione, ferma da anni, il «premier gentile» ha annunciato che verrà fatta una sintesi tra le parti in campo, che sono diametralmente opposte (la Lega è pro Tav, i Cinque Stelle sono ostinatamente contro, essendo la lotta alla Tav uno degli argomenti fondativi del movimento). Conte ha inoltre parlato di riforme strutturali, senza dire di cosa si tratta, a parte enunciare «una attenta opera di ricognizione delle spese», cosa che peraltro hanno annunciato tutti i precedenti governi, con alterni risultati. Vi è poi la promessa di una semplificazione normativa e amministrativa. Ma anche in questo caso nulla di nuovo sotto il sole del «governo del cambiamento»: i governi del centrodestra avevano istituito persino un ministro della Semplificazione.

Non verranno nemmeno toccati settori strategici come sanità, scuola e ricerca poiché «assicurano una prospettiva di sviluppo». Nel caso della ricerca però va detto che i fondi andrebbero incrementati poiché l’Italia è il fanalino d’Europa in questo campo così importante per lo sviluppo e il successo delle imprese italiane.

Di concreto qualcosa però si incomincia ad intravvedere, ed è la riorganizzazione della cosiddetta «tax expenditur». Dietro quest’espressione sono raggruppate varie agevolazioni fiscali che riducono il prelievo dei contribuenti: dalle detrazioni e deduzioni d’imposta (ricevute mediche, contributi previdenziali, spese per l’istruzione etc.) ai crediti di imposta fino alle aliquote ridotte (come l’Iva) o le imposte sostitutive (la cedolare secca sugli affitti). Insomma, sul piano fiscale la partita è tutta da giocare: ma si tratterà di salassi per i contribuenti. Le detrazioni inoltre venivano spesso incontro ai bisogni delle famiglie. E ora?

L’unica riforma annunciata è quella del codice degli appalti, che dovrebbe aiutare a dare nuovo slancio alle imprese e alle opere pubbliche. Basterà tutto questo a reperire le risorse per due provvedimenti bandiera come il reddito di cittadinanza e la riforma fiscale di due aliquote? Il governo si presenterà a testa alta, assicura Conte. Il problema è capire se –a prescindere dalla testa – le mani verranno utilizzate per sforare sull’imponente debito pubblico, violando i parametri di Maastricht. Cosa che ci attirerebbe non solo le ire e le ammende di Bruxelles ma anche le tempeste dei mercati finanziari internazionali. Lo spread, per il momento, sembra essersi placato, come un leone addormentato.


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