Alla Germania serve l’aiuto dell’Italia

Alla Germania serve
l’aiuto dell’Italia

Mercoledì a Maranello, sede della Ferrari, ha avuto luogo il vertice bilaterale fra Italia e Germania. Il presidente del Consiglio Matteo Renzi prende atto della forza economica della prima potenza industriale del continente ma constata che la sua interlocutrice è in difficoltà. Era esattamente un anno fa, il 31 agosto 2015, quando Angela Merkel pronunciò la fatidica frase: «La Germania è un Paese forte, abbiamo superato molte prove, ce la faremo anche questa volta».

Berlino apriva le porte a un milione di migranti. Un fatto storico che segna il destino del Paese per i prossimi dieci anni. Il minimo di tempo necessario per poter trarre un bilancio del processo di integrazione di un numero così elevato di stranieri. Un atto di preveggenza politica che assegna alla Germania uno status sconosciuto alla storia: quello di super potenza morale. Tutti sono abituati ad una Germania potenza industriale. Con l’operazione «frontiere aperte» il Paese che è stato patria del nazismo e del razzismo, aspira a riscattarsi dal passato e a porre le basi per una nuova legittimazione internazionale. Questo scriveranno i libri di storia. E tuttavia le critiche in patria anziché placarsi crescono. Le prossime elezioni nel Land Meclemburgo Pomerania Anteriore vedono il partito AfD (Alternative fuer Deutschland) in testa ai sondaggi davanti alla Cdu di Angela Merkel. Inquietante è la proposta di collaborare nel Parlamento regionale anche ai fini di una coalizione di governo con i cripto nazisti di Npd, il partito delle teste rasate.

Tra i ranghi della coalizione di governo a Berlino la Csu bavarese è sul piede di guerra perché teme di perdere elettori e la base cristiano democratica rimprovera al cancelliere di non aver coinvolto i cittadini e di non aver posto al suo elettorato la semplice domanda: cosa ne pensate? Nel settembre 2017 vi sono le elezioni federali e solo la metà degli aventi diritto al voto è favorevole ad una candidatura di Angela Merkel.

È molto probabile che si assista alle legge del contrappasso: quando nel 2005 Angela Merkel prese il posto del socialdemocratico Gerhard Schröder godette dei frutti della politica dei tagli che costò il posto al suo predecessore. Dai risparmi sulla spesa sociale al rilancio della produttività per l’economia tedesca fu un successo che portò la Germania da malato d’Europa a prima potenza industriale ed economica del continente. Ora che con il suo gesto si è guadagnata il riconoscimento internazionale il suo pubblico le volta le spalle.

Da qui la disponibilità ad appoggiare le richieste dell’Italia per una maggiore flessibilità del deficit dall’ 1,8% previsto al 2,7% ipotizzato. Il terremoto offre un alibi anche al cancelliere per mostrarsi magnanime.

In verità Berlino ha bisogno dell’aiuto italiano perché Roma è di fatto il solo governo in grado di appoggiare le richieste tedesche per una politica condivisa in Europa delle quote di migranti. Il problema si pone alla Germania che non può permettersi nuovi arrivi, pena la sollevazione dell’opinione pubblica. L’elettore tedesco ha la memoria di elefante e per la Signora Merkel la sconfitta alle prossime elezioni sarebbe sicura.

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