L’allarme tedesco per il nostro Sud

L’allarme tedesco
per il nostro Sud

Altro che Grecia, la vera bomba a orologeria è il Sud Italia. La stampa tedesca ha improvvisamente scoperto che il buco nero dell’economia italiana è a sud di Roma e teme che la recessione inghiotta anche la parte più sana del Paese. Il Nord Italia è cresciuto dell’1,3% ma non basta per trainare tutto il Paese verso lidi sicuri di crescita. Da qui la necessità che il Mezzogiorno si muova e si emancipi dal sottosviluppo. Le preoccupazioni tedesche sono interessate perché un Sud immobile vuol dire che l’Italia non gliela fa e senza l’Italia l’euro salta.

Osservata da Milano un’ipotesi che sembra esagerata ma che ha il pregio di porre all’attenzione un problema sinora passato in sordina e cioè che senza un rilancio della questione meridionale è l’intera struttura europea che va in crisi. Se l’Europa non è in grado di affrontare le diversità strutturali dell’Unione, viene meno alla sua missione di ridurre il divario tra Nord e Sud. E a quel punto il malcontento sarà a tal punto diffuso, sia a Palermo che a Berlino, da rendere verosimile il successo delle forze politiche antisistema. Quindi si comincia a capire anche al di fuori dei confini italiani che la partita del Sud Italia è decisiva per le sorti dell’intera eurozona.

Pensare però di affrontare l’arretratezza e i ritardi del Sud con la ricetta dell’assistenzialismo è un’ipotesi che non troverà mai ascolto né a Bruxelles né a Berlino. Ed è una fortuna perché i mali del Mezzogiorno italiano vengono proprio da lì, da un malinteso senso di solidarietà che ha portato all’irresponsabilità nella gestione del denaro pubblico. Finanziamenti che venivano da Roma impiegati per tacitare la disoccupazione endemica anziché creare valore e quindi sviluppo. Di recente l’economista Nicola Rossi ha posto la questione in modo chiaro: i soldi pubblici al Sud sono il problema non la soluzione. Il governo ha messo sul banco una serie di interventi, una sorta di piano Marshall con i soldi dei fondi europei in parte non ancora attivati e altri che devono venire nei prossimi anni. Si tratta di circa 80 miliardi da investire in nuove infrastrutture. Ora tutti sanno che il fallimento di molte opere infrastrutturali al Sud è da ricondursi alla corruzione che pervade ogni attività pubblica e in particolare la gestione degli appalti. L’esempio della Napoli-Reggio Calabria ha fatto storia e l’autostrada che doveva emancipare il Sud dall’isolamento ancora oggi è un cantiere aperto. Per la camorra e le organizzazioni mafiose un affare che non ha fine. E del resto il crollo dei viadotti su strade pubbliche appena inaugurate in Sicilia è notizia ancora fresca di stampa.

L’intermediazione politica ha fatto la sua parte assicurando capitali pubblici e barattandoli con voti . Il clientelismo, piaga endemica soprattutto al Sud, nasce così. Pompei, luogo simbolo della ricchezza archeologica d’Italia, vera miniera per lo sviluppo del territorio vive invece disservizi e scandali che lasciano quasi intendere una disaffezione dello stesso personale verso il riscatto della propria terra e un rilancio del proprio luogo di lavoro. Che il problema non sia Pompei ma i pompeiani è un sospetto diffuso in Europa e che viene allargato all’intero Sud del continente. Perché la Spagna sta uscendo dal tunnel della recessione, il Portogallo anche, il Nord Italia lo sta facendo in questi mesi, restano la Grecia e il Mezzogiorno d’Italia, due aree a cultura bizantina che più di altre fanno fatica a trovare il passo con la modernità. Ecco, è arrivato il momento anche per loro di smettere di lamentarsi e di rimboccarsi le maniche.


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