Lo spirito necessario
per cambiare davvero

«Credeva che il mondo fosse in attesa dello spirito per cambiare… Il mondo è cambiato… È un fatto! Ma lo spirito non è venuto». Così parla Courtial des Pereires, personaggio centrale di uno dei più grandi capolavori della letteratura europea del ‘900, «Morte a credito» di Louis-Ferdinand Céline. Courtial des Pereires è un aspirante scienziato, visionario, profeta, costantemente votato allo smacco, eterno sconfitto. Significativo che questo straziante lamento sullo spirito che non è arrivato, sul mondo che è cambiato senza che lo spirito venga proprio da lui, grande avventuriero, ma anche, insieme, grande sconfitto. Come a voler dire che sì, nel mondo di oggi, qualche romantico avventuriero parla di spirito. Ma lo spirito non c’è e il mondo cambia senza lo spirito.

Ma che cosa intende Courtial e, con Courtial, lo scrittore Céline – anche lui un po’ avventuriero come il suo personaggio – quando parla di «spirito»? Naturalmente, non si può chiedere a un romanzo di essere preciso come un classico di filosofia. Il romanzo, è noto, perde in esattezza, ma guadagna in suggestione. Dire che il mondo cambia senza lo spirito significa dire che il cambiamento è freddo, senza anima, senza «senso». Significa anche, probabilmente, che il cambiamento è più tecnico che morale, riguarda più le cose che il significato delle cose. Di conseguenza manca a questo cambiamento il dinamismo, la capacità di creare, l’apertura al futuro. Insomma, tutte quelle cose che non possono venire da un computer, ma, semmai, da chi accende il computer e lo usa.

Con tutti i distinguo del caso, mi pare che alcune delle notizie che girano in questi giorni denunciano un movimento senza grandi direzioni, un cambiamento senza spirito. Molte decisioni politiche recenti obbediscono più alla logica di difendere quello che c’è piuttosto che di inventare quello che non c’è. Trump ha imposto i dazi ai prodotti cinesi, e la Cina ha risposto con misura uguale e contraria. Da noi e in generale in Europa le vaste discussioni sui migranti vertono più sul diritto di respingere che sulle modalità di accogliere. Il governo italiano respinge le navi che non battono bandiera italiana e chiude i propri porti. La Francia predica bene e razzola male: vedi i respingimenti alla frontiera di Ventimiglia e non solo: se ne è ampiamente parlato in occasione della crisi della Aquarius.

Ma la carenza di spirito non riguarda solo i dazi e i migranti. Qualcosa di simile si può dire anche della Chiesa. Papa Francesco parla di Chiesa in uscita, di periferie e di spirito missionario. Ma deve fare i conti con critiche aspre, soprattutto dentro la Chiesa. Alcuni credenti usano la fede per difendersi e chiudersi e non per aprirsi e annunciare. Si potrebbe dire che nella Chiesa, in molte parti della Chiesa, si assiste a una pentecoste alla rovescia. Mentre nel racconto degli Atti il vento impetuoso scuote la casa dove si trovano i discepoli e spinge ad uscire, nella Chiesa di oggi alcuni chiudono porte e finestre per difendersi dal vento dello Spirito che si sente rumoreggiare fuori e che fa paura. A pentecoste si parlano le molte lingue, nelle pentecoste alla rovescia ci si chiude in casa e si difende la propria unica lingua. Il sospetto abbastanza evidente è che nella pentecoste rovesciata di oggi torna lo spirito di Babele, quello che porta a edificare una torre «la cui cima tocchi il cielo» per «farsi un nome» e per far sì che gli uomini che vi abitano non si disperdano sulla faccia della terra: sono queste le parole che il capitolo 11 del libro della Genesi usa per descrivere, appunto, l’avventura di Babele.

Ecco, forse, si può pensare a questa strana logica che accomuna ambiti ed eventi a prima vista diversi. Il cambiamento è arrivato senza lo spirito. Spesso, poi, la carenza di spirito è tale che ha finito per negare lo stesso cambiamento. E anche nella Chiesa, qualche volta – qualche volta, non sempre, certo - lo spirito del mondo, quello della paura, blocca lo Spirito, quello con la «S» maiuscola, lo Spirito che squassa la casa, il giorno della pentecoste.

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