Mister Expo corre
la «StraMilano»

Ce la farà Giuseppe Sala, alias Mister Expo, a conquistare Milano? I numeri e i sondaggi sono dalla sua parte. Non solo perché il centrodestra non ha ancora fatto chiarezza all’interno della sua coalizione ma soprattutto per il valore intrinseco della candidatura: Giuseppe Sala, ovvero l’uomo che ha vinto una sfida cui non tutti davano per vinta lo scorso maggio, quando è iniziata la kermesse internazionale. Solo da agosto in poi si è capito che gli organizzatori avrebbero potuto farcela. A ottobre è stato il tripudio, con 21milioni di visitatori.Grazie anche alle capacità organizzative di questo manager privato prestato al pubblico, classe 1958, che ha già lavorato alla Pirelli, poi alla Telecom e poi come City manager del Comune di Milano (nominato da Letizia Moratti), bocconiano, milanesissimo, una grande passione per l’Inter, dall’eloquio non forbito ma molto essenziale, e soprattutto con un gran senso pratico come piace ai milanesi d’antan.

Mister Expo corre la «StraMilano»

La candidatura è così forte che già mezza Giunta dell’attuale sindaco Pisapia, che non ha voluto candidarsi per il secondo mandato, è passata armi e bagagli con Mister Expo. Oltre ai suoi uomini, quella «sporca dozzina» che stava a capo dell’intera organizzazione di Expo (tra i quali ci sarà sicuramente qualche futuro assessore), e al segretario del Pd milanese Bussolati, ci sono l’assessore alla mobilità Maran, l’ex Sel Francesca Tajani, l’assessore al Demanio Daniela Benelli, l’#expottimista Carmela Rozza, con delega ai Lavori pubblici, l’assessore alla Sicurezza Marco Granelli. Ultimamente Sala, che è visto da Sel come il fumo negli occhi (anche se i due suoi assessori sono con lui), ha anche l’appoggio di bersaniani e cuperliani. Per non parlare dei renziani e di Renzi.

Il premier, come è noto, esaurita la riserva del «giglio magico» e di altri esponenti del Pd, è a corto di classe dirigente per realizzare quello che lui chiama il «Partito della nazione» e che in fondo si potrebbe considerare una Dc postmoderna, al centro dell’area politica, in grado di convogliare i voti del centrosinistra e del centrodestra ancora in libera uscita. Non a caso punta moltissimo su questa candidatura, capace di portare sulle sue spalle tutto il potenziale dell’Expo. Da parte sua Sala dice molto furbescamente di non volere alleanze con l’Ncd di Alfano e di considerarsi un «esterno». Un esterno, dunque super partes, candidato ideale per il Partito della nazione alla milanese.

Come si vede, primarie o no, i competitor a sinistra Balzani (vicesindaco indicata da Pisapia) e l’altro assessore alle Politiche sociali Francesco Majorino hanno poco o punto speranze di scalzare una personalità così forte politicamente. Tutto così facile dunque? In effetti per Giuseppe Sala, che ha visto nella primavera scorsa finire sotto la lente della magistratura alcuni dei suoi collaboratori diretti, la strada che porta a Palazzo Marino è in discesa. Ma i problemi arriveranno dal giorno dopo.

Non c’è solo l’inquinamento, che è sotto gli occhi e il naso di tutti in questi giorni. Milano, che è forse arrivata (anche per merito di Expo) ai primi posti delle classifiche nazionali e internazionali per progetti edilizi e qualità della vita, ha esaurito la sua spinta progettuale e propulsiva. Dovrà creare e portare a termine nuovi progetti, da qui al 2020, per ripartire e non vivere di conserva. Uno di questi è proprio la Cittadella della ricerca e dell’università che verrà impiantata sul milione di metri quadri dell’ex area Expo. Sfida non facile, anche per un uomo con un grande avvenire dietro le spalle.

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