Non solo Boschi È pure campagna
Maria Elena Boschi

Non solo Boschi
È pure campagna

Un gran pasticcio, ecco quello che si vede seguendo i lavori della commissione di inchiesta sulle banche che ieri ha ascoltato l’ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni e che in settimana ha ospitato il ministro dell’economia Pier Carlo Padoan e il governatore della Banca d’Italia Vincenzo Visco. Un pasticcio nel quale il merito delle cose conta ormai abbastanza poco. Ciò che emerge da quel consesso è invece tutta legna per il camino della campagna elettorale ormai in piena attività, ed è del tutto evidente che sulla graticola sta il partito democratico, con il segretario Matteo Renzi , con l’emblema del renzismo di governo Maria Elena Boschi e adesso – a sorpresa – anche con uno dei più stretti e antichi collaboratori dell’ex premier. Tutte le opposizioni ovviamente soffiano sul fuoco: dal centrodestra (ma soprattutto la Lega) al Movimento Cinque Stelle alla sinistra concorrente del Pd.

Curioso scenario. La commissione è stata voluta da Renzi per mettere in luce l’incapacità di Banca d’Italia e di Consob di colpire la mala gestio di banchieri improvvisati o incapaci o, peggio, colpevoli. Puntare il dito contro gli organi di vigilanza (fino a contrastare la conferma di Visco al vertice di via Nazionale) era considerato il modo migliore per sollevare il Pd dal peso di aver gestito, come governo, il fallimento di banche con i danni per migliaia di risparmiatori e rivendicare semmai il merito di aver salvato correntisti e dipendenti degli istituti ormai marci di debiti deteriorati e senza patrimonio. Questa strategia però si è rivelata un boomerang e ora si parla della Boschi più che di Visco. Non a caso una vecchia volpe parlamentare come Pier Ferdinando Casini aveva avvertito Renzi che da quella commissione sarebbero venuti solo guai. Se non altro per la sua vicinanza temporale con la campagna elettorale che come è ovvio rende tutti gli argomenti motivo di strumentalizzazione.

Quindi il Pd si ritrova nel mirino degli avversari in una battuta di caccia da esso stesso voluta. Per quanto Renzi e la Boschi possano rivendicare che Visco e Ghizzoni abbiano negato di fronte alla commissione di aver subito pressioni per il destino di Banca Etruria ma soltanto di aver ricevuto richieste di informazioni, sta di fatto che tutte queste audizioni portano alla luce un reticolo di incontri, colloqui, anche mail (quella a Ghizzoni di Marco Carrai, businessman legato da sempre a Renzi) intorno al destino di una Banca al cui vertice sedeva il padre di una ministra in carica in un territorio che era il cortile di casa del presidente del Consiglio. Per quanto tutto questo attivismo lo si voglia destituire di qualunque sospetto di ingerenza indebita, di conflitto di interessi attivamente esercitato, insomma di comportamenti scorretti o addirittura illeciti, le forze avversarie del Pd hanno facile gioco nell’additare all’elettorato un comportamento sospetto dei governanti dem a favore di una «loro» banca. Siamo in un tempo in cui il sospetto è il dominus dello scontro politico e chi più ne diffonde a carico del nemico, più ha la possibilità di vincere la partita. La Boschi premette per salvare Banca Etruria, o semplicemente si informò sul destino della banca del suo collegio elettorale che poteva trascinare nel burrone l’economia di una provincia? Chissà chi mai potrà stabilirlo, forse un tribunale. Nel frattempo è tutta roba buona per la propaganda.

Tutta questa vicenda, diciamocelo, è il modo peggiore per affrontare la campagna elettorale e anzi costituisce il presupposto per avere un esito del voto all’insegna dell’incertezza e della ingovernabilità.


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