Olimpiadi, la bellezza di cullare un sogno

Olimpiadi, la bellezza
di cullare un sogno

Puntuale ogni quattro anni, la vigilia di un Olimpiade è accompagnata da critiche, lamentele e previsioni negative sulla riuscita dei Giochi. Quest’anno gli argomenti non mancano. La città di Rio de Janeiro arriva a queste Olimpiadi con tanti problemi: la situazione finanziaria vicina al collasso, il virus Zika, i ritardi nei lavori delle infrastrutture ed al villaggio olimpico. Il Brasile in generale non è messo tanto meglio, con la presidente Roussef sotto inchiesta per presunte irregolarità nelle manovre fiscali del governo.

Mettiamoci poi la paura di attentati, tema comune di ogni grande evento e quanto mai attuale dopo i drammatici fatti degli ultimi mesi. Da parte sua il Comitato Olimpico Internazionale con i comportamenti non ortodossi dei suoi membri, negli ultimi anni ha certamente contribuito a sbiadire il vero significato dei Giochi Olimpici, rendendolo un grosso affare economico (d’altronde i soldi per organizzare si devono trovare in qualche modo), badando innanzitutto a salvaguardare gli interessi ed il benessere economico di chi queste guida l’istituzione.

Pensavo a tutte queste preoccupazioni ieri mattina quando sono atterrato, stanco per una notte insonne, all’aeroporto, pronto ad affrontare con pazienza code e lungaggini per entrare nel Villaggio Olimpico. Invece sono stato accolto da una colorita ed efficiente organizzazione; giovani volontari ben riconoscibili mi hanno accolto con un grande sorriso di benvenuto a quella che è e sarà una grande festa. Gentilmente mi hanno chiesto com’era andato il viaggio ed accompagnato di persona sul bus diretto al villaggio, pieno di atleti altrettanto assonnati ma felici, nei loro volti scavati dalla fatica degli allenamenti.

Il villaggio è simile a quello di Londra, come me l’aspettavo, un’oasi di sport, un quartiere su misura per lo sport con le bandiere di tutti i Paesi sui terrazzi. Il fascino di questo evento è proprio questo insieme di persone che collaborano alla sua riuscita; a Rio de Janeiro per l’Olimpiade sono giunti 50 mila volontari, 85 mila addetti alla sicurezza, 500 mila spettatori previsti e naturalmente oltre 10 mila atleti che rappresentano veramente le loro nazioni ed, insieme, tutto il mondo, in un momento della sua storia difficile e pieno di conflitti. È la forza di tutta quest’umanità a rendere unico questo evento proiettato in ogni angolo del mondo. Ci sono atleti di sport il cui risultato in un Olimpiade può cambiare davvero la vita e spesso la loro gara non dura che pochi minuti. Immaginate di prepararvi per anni per un evento che magari dura solo 40 secondi. Che vada bene o male, la bellezza non sta tanto nella gara in sè, quanto piuttosto nei mesi se non anni passati a cullare un sogno, allo stesso modo di uno studente che si prepara ad una tesi di laurea. La discussione dura venti minuti, ma dietro ci sono anni di studi, viaggi, amicizie ed avventure.

Un’Olimpiade rappresenta per loro soprattutto un’occasione. La più grande che hanno di mostrare il meglio di se e dei valori dello sport al mondo intero. Ciascuno di questi atleti che gareggerà in Brasile nei prossimi quindici giorni è cresciuto guardando alla televisione atleti come loro, di una generazione precedente che in qualche modo li ha ispirati ad intraprendere una strada non comune per inseguire un sogno. Ora sono nella stessa posizione privilegiata e possono scegliere. Possono scegliere di far parte di una storia di corruzione e malaffare, di inganno prima di tutto verso se stessi e verso gli avversari. Oppure possono scegliere di essere davvero i nuovi modelli per la generazione futura che li guarda da casa, combattendo con lealtà e dando il massimo in quella sfida pacifica che è lo sport.


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