Partita a moscacieca nei cieli del Nord

Partita a moscacieca
nei cieli del Nord

Risiko, guerra dei cieli, partita a scacchi. La vicenda, a tratti tumultuosa, dei cieli del Nordest offre fior di spunti immaginifici. Di quelli che fanno titolo, che colpiscono. In realtà, viste le ultime mosse ad Est, il gioco più adatto alla situazione è quello della moscacieca. Tutti che dicono di avere un piano, ma nessuno che probabilmente sa dove andare davvero. Tutti pronti a suon di dichiarazioni per il bene comune, ma nessuno davvero disposto a fare un passo indietro per provare, se possibile (o necessario) a farne poi due avanti. Magari insieme.

Riassumiamo: Venezia manda a stendere Bergamo, rea a suo dire di avere trattato sottobanco il rinnovo con Dhl mentre allo stesso tavolo si stava parlando di fare squadra su Montichiari. Sorvolando sul fatto che nel frattempo qualcuno (non Sacbo...) ha cambiato le carte in tavola negli equilibri fermamente indicati dal lato bergamasco, facendo entrare Brescia. La stessa che, dopo nemmeno 3 mesi, entra con il 20% nella newco che dovrà gestire Montichiari insieme a Venezia e Verona. Prima questione: Bergamo può entrare a meno del 50% in una società apportando know-how e cliente, ovvero Dhl, con il rischio a) di accollarsi pure le perdite di gestione di uno scalo come quello bresciano, costato finora 80 milioni di perdite ai veronesi, e b) di ritrovarsi pure da un giorno all’altro in minoranza? La risposta è abbastanza ovvia.

Ma porta ad un’altra domanda: Bergamo può stare fuori dai giochi in beata solitudine? No, e le stesse indicazioni del Patto di sindacato che raggruppa i soci bergamaschi lo confermano: sollecitare l’intervento di Enac e sondare altre strade. Cominciamo dal secondo punto, ovvero dove andare? Bella domanda: la logica direbbe ad Ovest, ergo direzione Sea. Se non fosse che significherebbe consegnare armi e bagagli – leggi cargo – a Malpensa. Diverso è il discorso di una possibile alleanza per andare a caccia della concessione di Montichiari se il Consiglio di Stato decidesse di rimetterla in gara europea: se non fosse che il principale azionista di Sea è quel Comune di Milano dove il sindaco uscente ha già detto che non si ricandiderà nel 2016. Ergo, chi comanda da qui alle urne?

Capitolo Enac. Come acutamente osservato, non è che l’ente guidato da Vito Riggio (il vero signore dei cieli italiani) sia sinonimo di garanzia. Dove era quando Venezia ha scalato Treviso senza gara e fatto il bis a Verona? E questo non depone a favore di Sacbo. Intendiamoci, se Atene piange, Sparta non ride: perché i veneti comunque hanno il loro bel daffare nel riempire Montichiari e pure a far quadrare i conti di una Verona che sì perde di meno, ma comunque perde. E non basta certo la terza base italiana di Volotea a farla decollare.

Bergamo dal canto suo ha in tasca due contratti pesantissimi come quelli con Ryanair e Dhl, ma se non sposterà le merci altrove come farà a garantire la crescita promessa agli irlandesi volanti? A meno di non passare sopra le istanze di Colognola, il che potrebbe complicare parecchio i rapporti con un socio come il Comune di Bergamo. E qui sorgono altre domande: quanto il pubblico, leggi Comune e Provincia, riuscirà ad essere della partita? E quanto quelle banche che più volte nella storia hanno letteralmente salvato Orio riusciranno davvero ad essere espressioni autenticamente bergamasche? Creberg è già nell’orbita del Banco Popolare a trazione – ahinoi - veronese, e gli stessi assetti di Ubi non saranno indenni dalla trasformazione in spa, modello storicamente più adatto alla tradizione (ahinoi bis) bresciana. Tante incognite in un cielo sempre più confuso, dove per ora nessuno vince, ma tutti rischiano di perdere giocando al buio.


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