Preoccupa il sistema
bancario ombra

È abbastanza sorprendente la notizia che nel mondo della finanza le banche non occupino più il primo posto. Ce lo dice il Financial stability board (Fsb) - il Consiglio per la stabilità finanziaria - con i rapporti «Global shadow banking Monitoring Report» relativi agli anni 2017 e 2018. Con il termine «Shadow banking» si indicano gli enti e le attività finanziarie non bancarie che costituiscono il cosiddetto «Sistema bancario ombra».

Secondo il rapporto relativo al 2017, alla fine del 2016 gli attivi finanziari globali ammontavano a 360.000 miliardi di dollari, corrispondenti a cinque volte e mezzo il Pil mondiale. Di questo ammontare, 160.000 miliardi risultavano gestiti dagli organismi finanziari non bancari, 133.000 miliardi dalle banche, 26.000 miliardi dalle banche centrali e la parte rimanente da istituti finanziari pubblici. Negli organismi non bancari sono comprese le assicurazioni, con 29.000 miliardi di dollari di attività concentrate negli Usa e in Europa, i fondi pensione con 31.000 miliardi, di cui il 60% negli Usa e, con ben 100 mila miliardi di dollari, le società finanziarie d’intermediazione che includono vari tipi di fondi di investimento, hedge fund, holding finanziarie ed altri organismi finanziari speculativi.

Questi ultimi, con 45.000 miliardi di attivi, sono considerati i più rischiosi, in quanto utilizzano massicciamente la leva finanziaria non potendo disporre di sufficienti capitali propri. Le banche mantengono nettamente il primo posto solo nella concessione dei crediti, con 69.000 miliardi pari al 77% del totale, in quanto gli altri organismi del settore finanziario non bancario concentrano le loro attività prevalentemente in settori che non operano nell’ambito dell’economia reale. Questi dati sono stati sostanzialmente confermati nel rapporto stilato per il 2018 che evidenzia, come dato positivo, che l’allarmante crescita dello «shadow banking» abbia registrato in corso d’anno una consistente decelerazione, limitandosi all’1,7%. Tra il 2012 e il 2017 la crescita era stata dell’8,5% annuo, superando di gran lunga quella registrata dall’intero sistema finanziario.

La crescita complessiva del settore finanziario globale nel 2018 è stata dell’1,4%, raggiungendo un valore complessivo di attività pari a 378.900 miliardi di dollari. Nonostante il rallentamento nella crescita registrato nel 2018, desta ancora non poco allarme l’enorme dimensione dello «shadow banking» che ha raggiunto i 50.900 miliardi di dollari nel cui ammontare, peraltro, non sono compresi i «derivati over the counter», quelli cioè trattati al di fuori delle borse ufficiali, che ammonterebbero ad oltre 10.000 miliardi. Klaas Knot, Presidente del Comitato del Consiglio per la stabilità finanziaria (Fsb) che vigila sul sistema, ha dichiarato: «Il rapporto di monitoraggio del Fsb assicura alle autorità uno strumento significativo per valutare tendenze e rischi. Queste informazioni sono essenziali per effettuare previsioni sulle prospettive future».

Tale dichiarazione non fa alcun riferimento ai possibili rischi che possono derivare dagli attuali nuovi assetti del sistema finanziario internazionale. Negli ultimi cinque anni la quota del settore bancario – l’unico sottoposto a periodici controlli da parte delle autorità competenti - si è andata riducendo cedendo il passo ad una presenza sempre più ingombrante e preoccupante delle attività finanziarie a più elevato rischio. Sono certamente di grande aiuto i rapporti redatti annualmente dal Fsb, ma le dimensioni e la velocità degli attuali processi finanziari fanno pensare che sia utile ma non sufficiente seguirne l’evoluzione. Nelle crisi che abbiamo drammaticamente vissuto in passato, gli interventi delle autorità di controllo sono solo servite, a posteriori, ad accertare i danni e a colpire in taluni casi le responsabilità. Troppo spesso sono invece mancati interventi tempestivi in grado di individuare preventivamente i rischi e limitarne gli effetti disastrosi sull’economia finanziaria e reale. Da questo punto di vista, la sensazione è che si proceda per frasi fatte e nulla nella sostanza sia cambiato in meglio.

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