Salviamo il Serio È vita e lavoro

Salviamo il Serio
È vita e lavoro

«Terra che ’l Serio bagna e ’l Brembo inonda», scriveva Torquato Tasso nel sonetto dedicato alla provincia natale del padre Bernardo. L’illustre verso rivela che il Serio già al tempo del poeta era più placido del dispettoso Brembo. Il secondo sembra aver fretta di confluire nell’Adda, di cui è il maggior affluente per portata, e scorre tutto nella Bergamasca per 74 chilometri. Il primo, lungo cinquanta chilometri in più, dell’Adda è l’affluente principale, proseguendo tranquillo nella pianura cremasca.

Il Brembo, nel corso dei secoli, ha provocato diverse disastrose alluvioni, fino all’ultima del 1987. Il Serio è stato protagonista della vita economica di gran parte della provincia, grazie ai numerosi canali artificiali che da esso derivano. Sono le seriole, che hanno prima permesso lo sviluppo agricolo della pianura a sud del capoluogo, poi la nascita di un importante polo industriale in valle: a tal punto importanti da diventare un nome generico per i corsi artificiali d’acqua.

Il fiume entra poi nei nomi di alcuni centri attraversati: Villa di Serio, Fiorano al Serio, Orio al Serio, Seriate, Mornico al Serio, Cologno al Serio. Noi che abitiamo da oltre vent’anni nel primo paese di questa fila, dopo aver lasciato la città del Morla, ormai incanalato e nascosto, abbiamo amato subito questo fiume sereno e generoso. Villa di Serio è diviso da Alzano Lombardo dalle sue acque, un tempo viste soltanto come risorsa economica, poi sempre più valorizzate per il loro pregio ambientale.

È l’epoca dei parchi regionali e delle piste ciclabili. Quella della Valle Seriana, definita addirittura dagli esperti la «regina» delle piste, va ora da Ranica fino a Clusone e proprio tra Villa e Alzano si allarga in un bel parco per famiglie. Sulla sponda di Alzano, come più su di Pradalunga, d’estate si prende il sole e si azzarda qualche tuffo: una riviera casalinga e per tutte le tasche. E pensare che fino a un secolo fa per andare da Villa ad Alzano, un chilometro di strada, si doveva scendere fino a Gorle o salire a Nembro. Il ponte sul Serio fu costruito tra 1905 e 1915, ricostruito nel 1936 dopo una disastrosa piena di quattro anni prima.

Ora non è tempo di straripamenti, ma di preoccupazioni e polemiche politiche per il «deflusso minimo vitale» del fiume, sempre sfruttatissimo per usi idroelettrici e irrigui, mentre, a causa della scarsità di precipitazioni dovuta al cambiamento climatico in atto, i periodi di secca sono sempre più frequenti. È nei nostri occhi l’evidente calo di portata d’acqua negli ultimi anni. Villa di Serio mostra nello stemma comunale due gruppi di sassi: sono il simbolo del martirio del patrono Santo Stefano e del fiume sulla cui riva sorge il paese, dove i sassi si trovano ovunque nei muri delle case e evocano la cava di pietra della prima fabbrica di cemento italiana, sorta nel 1864 al confine con Scanzo.

L’impresa, nata per la lungimiranza dell’ingegner Giuseppe Piccinelli, si fuse nel 1906 con quella della famiglia Pesenti di Alzano. Nacque così l’Italiana Cementi, poi Italcementi, ora al centro della cronaca per la dibattuta acquisizione da parte dei tedeschi di HeidelbergCement. Il Serio è vita e lavoro: salviamolo.


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Diego Colombo Giornalista

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