Se gli studi di settore  rientrano dalla finestra

Se gli studi di settore
rientrano dalla finestra

Gli studi di settore, dopo 18 anni di (dis)onorato servizio, vanno in pensione. Sono stati l’incubo di circa 3,5 milioni di partite Iva perché ogni anno bisognava fare i conti con le risultanze di questo strumento: potevi essere «congruo» e tirare un respiro di sollievo oppure potevi essere «non congruo»: in quest’ultimo caso potevi decidere di «adeguarti» – pagando più tasse – oppure di «non adeguarti», rischiando di essere sottoposto a controllo da parte dell’amministrazione finanziaria. E lo sappiamo tutti che quando il fisco controlla, non se ne va mai a mani vuote. Lo studio di settore forniva essenzialmente un risultato di tipo statistico in funzione di alcuni parametri prestabiliti e di numerosissimi altri dati forniti dal contribuente: un panettiere con il suo negozio a Bergamo, doveva necessariamente raggiungere un volume di ricavi simile a quello raggiunto dagli altri panettieri nella stessa zona, con lo stesso numero di dipendenti e con una struttura simile. Se per qualche motivo – non necessariamente illecito - il nostro panettiere non raggiungeva questi ricavi minimi si trovava catapultato nel dilemma «mi adeguo o non mi adeguo», con relative notti insonni.

In questi 18 anni, l’amministrazione finanziaria ha progressivamente alleggerito l’effetto coercitivo dello studio, passando da un «se non ti adegui, ti mando un avviso di accertamento automatico» ad un più consono e meno minaccioso «se non ti adegui e non mi spieghi il perché, forse ti vengo a controllare».

Con la manovra-bis il nostro governo ha fatto un decisivo passo avanti prevedendo l’abolizione di questo strumento e introducendo, dal 2017, gli «indici sintetici di affidabilità fiscale» (Isa), una sorta di pagella per il contribuente al quale viene assegnato un voto da 1 a 10 a seconda del suo grado di affidabilità.

I contribuenti con un elevato grado di affidabilità, saranno considerati contribuenti «virtuosi» e potranno beneficiare di significative agevolazioni tributarie che, al momento, non siamo ancora in grado di conoscere. Viceversa, i contribuenti «non virtuosi», non beneficeranno di alcuna agevolazione. Sembra di assistere ad una piccola rivoluzione: non si puniranno più i sospetti evasori ma si premieranno, con gradualità, i contribuenti virtuosi.

Un bel passo avanti del nostro cervellotico sistema fiscale? Forse è troppo presto per rallegrarsi. Gli Isa infatti si basano anch’essi su dati di tipo statistico e, nella penombra, si intravede il rischio di uno studio di settore che «esce dalla porta e rientra dalla finestra». Sì perché, in sostanza, per imprenditori e professionisti non cambierà molto. Sarà ancora il contribuente che dovrà fornire, come per gli studi di settore, una serie di dati contabili ed extra-contabili dei quali si fatica a comprendere il significato. Ed il «voto» sarà assegnato sulla base di oscure formule matematiche, garantendo in tal modo l’effetto-sorpresa tipico dello studio di settore.

Inoltre, la disposizione prevede che «con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate sono individuati i livelli di affidabilità fiscale, anche con riferimento alle annualità pregresse, ai quali è collegata la graduazione dei benefici premiali».

In sostanza i premi saranno graduati in funzione del voto che scaturisce dalla pagella fiscale Isa del contribuente e saranno – inspiegabilmente – determinati dall’Agenzia delle Entrate. Sarebbe stato sicuramente più opportuno che la quantificazione di questi premi fosse stabilita con un decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze, piuttosto che con un provvedimento emanato da chi si occuperà dei controlli. Esemplificando, sarebbe come concedere alla polizia locale la facoltà di determinare l’importo delle sanzioni per divieto di sosta.

In questa fase infatti la «terzietà» del soggetto che si occupa di questo strumento è di fondamentale importanza: gli Isa dovrebbero rappresentare uno strumento per rafforzare la collaborazione tra l’amministrazione finanziaria ed i contribuenti e non dovrebbero ingenerare in questi ultimi il pensiero che possano essere utilizzati in modo pretestuoso, magari per esigenze di mera selezione dei soggetti da controllare, come avveniva in passato con gli studi di settore. Chiudete la finestra, prima che rientrino.


© RIPRODUZIONE RISERVATA