Se l’Italia si divide per una medaglia

Se l’Italia si divide
per una medaglia

La splendida vittoria delle staffettiste nere ai Giochi del Mediterraneo è diventata un caso politico. Il Centrodestra accusa il Pd di aver strumentalizzato una vittoria sportiva e averne fatto il simbolo dell’opposizione al Governo gialloverde, che come è noto non è molto tenero con gli immigrati, per usare un eufemismo. Per lo scrittore Roberto Saviano le campionesse sono la risposta all’Italia razzista di Pontida, «l’Italia multiculturale nata dal sogno repubblicano». Del resto di fronte alla marea montante anti-immigrati capitanata da Matteo Salvini e alla chiusura dei porti non è che si siano levate molte voci dall’opposizione.

In fondo l’unica alternativa vera al ministro dell’Interno è stata Mario Balotelli. C’è un’afasia preoccupante in giro sui temi dell’integrazione e del rispetto dei diritti umani in Parlamento, cattolici compresi, chiusi nel loro guscio del «prepolitico». In questa staffetta del silenzio l’unica a levare in alto la sua voce in difesa della dignità umana, al solito, è la Chiesa, ma sta fuori dal Palazzo.

In ogni caso davvero la gente che ha votato Lega e Cinque Stelle (che per inciso non è affatto razzista) cambierà idea dopo aver appreso che i nostri campioni possono avere anche la pelle nera? «Quando provi disagio per l’immigrazione incontrollata, magari perché abiti in un quartiere dove ti finisce addosso di continuo», ha scritto Massimo Gramellini, «vederti sventolare in faccia a mo’ di sfida un fulgido esempio di integrazione non elimina il tuo fastidio, ma alimenta il tuo vittimismo».

Fatto sta che le staffettiste continuano a suscitare scalpore. Abbiamo dovuto assistere anche al solito benaltrismo, la gramigna intellettuale di questa sciagurata epoca, alimentata dalla suburra dei social. «Tutti pensano alle centometriste di origine cubana, nessuno pensa ai nostri giovani laureati che devono emigrare per mancanza di lavoro», abbiamo letto in uno dei tanti commenti mefitici che inquinano la Rete.

Però nell’epoca dell’immagine quella staffetta di fiere bellezze nere, italiane al cento per cento, al di là delle strumentalizzazioni politiche, qualcosa vorrà dire. Non possiamo fare finta di nulla, che sia una coincidenza della storia. Quelle quattro ragazze rappresentano la terza o la seconda generazione di tante famiglie immigrate giunte nel nostro Paese per migliorare le loro condizioni di vita, che in molti casi erano disperate, secondo la logica eterna delle migrazioni, iniziate con la storia dell’uomo. E come sempre hanno migliorato e rinvigorito un Paese che per la crisi delle culle vuote rischia di morire.

Quanto a Salvini, che è tutto tranne che stupido, se ne guarda bene dal prestare il fianco alle accuse di razzismo. E infatti nel solito tweet plaude alle ragazze: «Come tutti hanno capito (tranne qualche benpensante e rosicone di sinistra) il problema è la presenza di centinaia di migliaia di immigrati clandestini che non scappano dalla guerra e la guerra ce la portano a casa, non certo ragazze e ragazzi che, a prescindere dal colore della pelle, contribuiscono a far crescere il nostro Paese. Applausi ragazze!».

Ed ecco così ribadito lo stigma su tanti poveri derelitti che fuggono davvero dalle guerre e che aspirano solo a vivere in pace, come a suo tempo i genitori delle quattro ragazze. Ma viviamo strani giorni. Applaudiamo quattro campionesse italianissime di colore e ci dimentichiamo del milione di minori figli di extracomunitari che avrebbero diritto, tramite lo «ius culturae» alla cittadinanza italiana. In quel decreto, che ormai era alla stretta finale, non ha creduto nemmeno il Pd, che ora plaude all’Italia multiculturale delle quattro atlete dopo essersi passato il testimone della prudenza per non perdere consensi.


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