Sentirsi a casa nella casa del Papa

Sentirsi a casa
nella casa del Papa

Ho avuto la fortuna, la settimana scorsa, di risiedere, per due giorni, nella Casa Santa Marta. Tutti sanno che è l’«albergo del Vaticano», la casa dove gente che passa in Vaticano o vi lavora, può essere accolta. Ma soprattutto Santa Marta è diventata, con Papa Francesco, la casa dove il Papa risiede, per l’esattezza al secondo piano, corpo «A». Il Papa condivide la sala da pranzo, lo si incontra con relativa facilità, in un posto o nell’altro della casa. Una volta ho sbagliato scala e, invece di salire al corpo «B» dove era la mia stanza, sono salito al corpo «A». Mi sono trovato di fronte due guardie, luci accese, un tavolo con delle sedie attorno. Ero capitato davanti all’appartamento del Papa. Le guardie hanno capito subito che non ero un terrorista, ma semplicemente uno stordito e mi hanno lasciato andare senza neppure chiedermi chi ero e che cosa ci facevo lì.

La mattina del giovedì abbiamo partecipato alla concelebrazione presieduta dal Papa. Erano presenti una cinquantina di fedeli. Papa Francesco ha tenuto la consueta, semplice, efficacissima omelia. Alla fine della Messa ha salutato tutti, uno per uno. In sala da pranzo Papa Francesco mangia a un tavolo un po’ a parte. Spesso si alza e si serve al tavolo del self service. Un amico se lo è visto di fronte, mentre prendeva delle verdure. Quando esce dalla sala da pranzo immancabilmente dà la mano ai camerieri. Un altro di noi, mentre stava pagando il conto alla reception, lo ha visto arrivare, tutto solo. Ha salutato e dato la mano a tutti. Stava uscendo. Fuori, infatti, avevamo visto, poco prima, la famosa Ford blu che lo aspettava.

Si è avuto proprio la sensazione, in quei due giorni, di essere di casa nella casa del Papa.

Niente di nuovo, si potrebbe dire. Ma si potrebbe aggiungere anche che è tutto nuovo. Niente di nuovo rispetto a quello che si sa di Papa Francesco. Tutto nuovo rispetto alla figura tradizionale del Papa. Dopo che si è visto il Papa-parroco che celebra e tiene la sua omelia, che mangia, saluta e parla con quelli che incontra, si intuisce che quei comportamenti non sono soltanto dei comportamenti. Lo stile del Papa rimanda, infatti, in maniera evidente, a un modo particolare di essere Chiesa. Papa Bergoglio, come noto, ama parlare di Chiesa «in uscita», di Chiesa delle periferie, di Chiesa missionaria. E, come corollario necessario a quella idea, insiste sulla povertà della Chiesa. Durante la Messa del mattino il Papa ci aveva commentato il passaggio noto del Vangelo di Luca del «ricco epulone». Il ricco banchetta lautamente e indossa vestiti lussuosi, ma non si accorge del povero Lazzaro che sta alla porta della sua casa, che mangia le briciole che cadono dalla tavola, mentre i cani gli leccano le piaghe. Il ricco si è chiuso in sé, ha commentato Papa Francesco, il mondo coincide con il suo mondo e non vede più il povero, anche se sa come si chiama (quando, alla fine, brucia nel fuoco chiede a Dio: «Ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre…»). Il ricco dunque conosce il povero, perché ne sa il nome, ma non lo vede. Papa Francesco sembra preoccupato che la Chiesa faccia la stessa fine del ricco epulone e finisca per chiudersi sulle sue ricchezze, anche quelle spirituali, per goderle per sé invece di donarle agli altri.

Ora, i comportamenti in casa Santa Marta sembrano nascere da quella preoccupazione. Papa Francesco trasmette la sensazione che la Chiesa non deve prendere le distanze che non ci sono, ma abolire quelle che ci sono. Il Papa lo dice e lo fa, anche con i comportamenti «spiccioli» di ogni giorno.

Sono molti i credenti che, da una parte all’altra della comunità cristiana, si impegnano a elaborare una idea corretta della Chiesa, per poi viverla in conformità. Anche il Papa lo fa e lo deve fare soprattutto perché è Papa. Ma adotta anche l’atteggiamento inverso: non solo una pastorale (cioè un «fare» concreto) che viene da un’idea, ma un’idea che viene dalla pastorale. Alla fine poi ci si accorge che anche questa è una forma, sorprendente e molto efficace, di magistero: il magistero dei gesti.


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