Tasse, quelle complicate leggi semplici

Tasse, quelle complicate
leggi semplici

Mille adempimenti fiscali. E non è un modo di dire. Nel 2017 saremo sepolti da vecchi e nuovi adempimenti che non faranno altro che complicare la vita di aziende e commercialisti. In realtà il governo e l’Agenzia delle Entrate collaborano da anni sul fronte della lotta all’evasione fiscale sventolando nel contempo la bandiera della semplificazione. Ma questa tanto paventata semplificazione purtroppo non fa altro che introdurre nuovi oneri, nuove comunicazioni, nuovi «click-day». Ecco allora che bisogna correre ai ripari. In questi giorni si stanno svolgendo, presso il ministero dell’Economia e delle Finanze, frenetici incontri tra l’amministrazione finanziaria e le sigle sindacali dei commercialisti.

Queste ultime hanno addirittura proclamato, per la prima volta, 8 giorni di sciopero, dal 28 febbraio al 7 marzo. Ma qual è lo scopo di queste riunioni? Eliminare le semplificazioni. Sì, avete letto bene. Sì è scoperto (ma non ci voleva di certo un genio per capirlo) che se si vuole semplificare introducendo nuovi adempimenti di dubbia o nulla utilità, in realtà non si fa altro che complicare la vita dei contribuenti.

Prendiamo ad esempio le nuove comunicazioni trimestrali dei dati Iva. Queste rappresentano, di fatto, la riesumazione di un adempimento nato molti anni fa. Allora si chiamava «elenco clienti e fornitori» e fu soppresso nel 1994 perché il governo considerava il suo «costo sociale» eccessivo: alle aziende costava troppo e per l’amministrazione finanziaria non costituiva un valido aiuto nella lotta all’evasione fiscale.

Cambiò il governo e nel 2006 l’adempimento rinacque dalle sue ceneri con la Legge Visco-Bersani. Sopravvisse solo due anni e fu – nuovamente – abolito nel 2008.

A questo punto verrebbe da pensare: bene, si sarà finalmente capito che questo strumento non serve. E invece no. Nel 2010 l’adempimento fu nuovamente reintrodotto ma con un nome diverso e - se vogliamo - anche un po’ ridicolo: «spesometro». In realtà c’era poco da ridere. Lo spesometro si dimostrò subito un adempimento ostico, di difficile gestione e con costi elevati, ovviamente a carico del contribuente.

La stessa Agenzia delle Entrate, per dipanare i dubbi dei professionisti, dovette emanare ben sette provvedimenti direttoriali, alcuni dei quali necessari per prorogarne i termini di presentazione.

Ebbene, nel 2017 questo adempimento inutile non sparisce, anzi, si moltiplica. Diventa, addirittura, trimestrale

E purtroppo non è tutto. Con esso sono nati nuovi adempimenti che in passato non erano previsti. La nuova comunicazione delle liquidazioni Iva (anch’essa trimestrale) non farà altro che aggiungere lavoro ai professionisti e costi alle aziende. Con buona pace della tanto paventata semplificazione: con certa burocrazia, verrebbe da dire, la vita era più semplice quando nessuno aveva ancora pensato di semplificarla.

Il vero problema è che nessuno raccoglie il grido di allarme di aziende e professionisti. Se ne parla da sempre ma evidentemente non esiste una vera volontà di semplificazione da parte delle istituzioni. Come al solito ci si limita a guardare il proprio orticello quando sarebbe sufficiente prendere esempio da altri Paesi, nei quali la comunicazione contribuente-fisco è semplificata al punto che il commercialista fa quello che realmente dovrebbe fare: il consulente, e non - come da noi - lo scribacchino del fisco a spese del contribuente.


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