Un’Europa miope si affida alla lotteria

Un’Europa miope
si affida alla lotteria

In un celebre racconto dello scrittore argentino Borges, le decisioni degli uomini, comprese quelle economiche e politiche, sono affidate a una gigantesca lotteria che decide la vita e la morte delle persone, nel bene come nel male. È quel che è accaduto lunedì a Bruxelles. Di fronte ai rappresentanti degli Stati dell’Unione, Milano ha perduto l’Ema, l’agenzia europea del farmaco (in inglese European Medicine Agency), al sorteggio, tutto per colpa di un bussolotto sbagliato. Non è stato un gran giorno per l’Europa: significa che le decisioni più importanti in materia di assegnazione delle sedi delle Agenzie anziché alla ragione, alla valutazione, alle considerazioni politiche, sono affidate al caso. Non accadeva nemmeno nell’Atene di Pericle, 2.500 anni fa. A quei tempi per decidere si votava, non si utilizzava il bussolotto come è stato fatto a Bruxelles. La beffa dello spareggio è arrivata dopo che anche la terza votazione non è riuscita a incoronare un vincitore nella sfida per la prestigiosa agenzia, che ha lo scopo di ridurre il costo che le aziende farmaceutiche devono sostenere per l’approvazione dei farmaci e ridurre le tendenze protezionistiche dei vari Stati membri.

La città italiana e Amsterdam avevano ottenuto lo stesso numero di voti, tredici. Dunque, come previsto dai regolamenti, quasi fossimo in una partita di calcio per decidere a chi la palla e a chi il campo a inizio del match, ci si è affidati al caso. E alla fine è uscita vincitrice la capitale dei Paesi Bassi. A tutto questo va aggiunto un particolare diabolico. Non ci sarebbe stato bisogno delle due buste utilizzate per il sorteggio se i votanti fossero stati 27 ma c’è stata un’astensione, forse da parte della Slovacchia, che con Bratislava era considerata uno dei candidati più forti prima dell’inizio delle votazioni. Un’astensione molto sospetta che farà discutere anche in futuro.

Eppure Milano aveva tutte le carte in regola per poter aspirare all’agenzia per la valutazione dei medicinali che aveva sede a Londra (con Brexit, ovvero con l’uscita dall’Unione della Gran Bretagna i funzionari dovranno fare le valigie). Era tutto pronto anche per la nuova sede milanese dell’agenzia del farmaco, che sarebbe stata il Pirellone. Nonostante l’industria farmaceutica italiana abbia subito un declino, il personale scientifico è di primissimo piano. E infatti il capoluogo lombardo era arrivato in testa alla votazione finale, superando il turno con dodici voti, davanti ai nove di Amsterdam e ai cinque di Copenaghen, esclusa dalla finale. Alla prima tornata di votazioni Milano era sempre prima con venticinque voti contro i venti delle due città nord europee.

Il problema che in bocca non rimane solo l’indubbio sapore della beffa, ma l’amaro dell’assurdità di un’Europa dei bussolotti che continua a comportarsi in maniera miope, trasformando le decisioni di politica alta in un gioco buono per una sala di bingo gestita dai tecnocrati. Poi però non lamentiamoci se i cittadini si disaffezionano sempre di più a quest’Unione che dovrebbe smuovere le coscienze e portare avanti decisioni che attengono alla vita di centinaia di milioni di cittadini.

Quello che è avvenuto ieri è un altro passo in favore del declino italiano. Ci riprenderemo, certo, l’Italia ha sempre avuto le risorse per superare tutto. Ma oggi l’amaro in bocca per questa Europa che come ha detto il governatore lombardo Roberto Maroni non sa decidere e non sa assumersi responsabilità, trasformando una decisione politica in un gioco dalle tre tavolette (o dei tre bussolotti, il che è lo stesso), resta.


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