Da Norberto e Al Sorriso: i figli scelgono la via della ristorazione
La famiglia Maffioli della Trattoria Da Norberto. Da sinistra: Norberto, Serena, Ornella e Giovanni

Da Norberto e Al Sorriso:
i figli scelgono la via della ristorazione

Il mondo della ristorazione bergamasca, ai vari livelli di qualità e prezzo, sta in genere attraversando un periodo positivo. Il lavoro – hanno ammesso gli stessi addetti del settore – non è mancato a Natale, a Capodanno, a Carnevale e per San Valentino.

L’onda positiva dovrebbe continuare con l’avvicinarsi della bella stagione, anche perché Bergamo è sempre più città turistica, grazie all’aeroporto e non solo.

Ai cuochi, ai sommelier, agli albergatori il compito di mantenere alto il livello dei servizi offerti. Quello che fa piacere – e qui volevamo arrivare – è vedere i figli che non disdegnano il lavoro dei padri e accettano con entusiasmo (non tutti, certo) di continuare l’attività in cucina o tra i tavoli del ristorante. Attività che può essere sì ricca di soddisfazioni ma richiede impegno e professionalità.

Due esempi per due locali che per certi versi si assomigliano: conduzione per la maggior parte famigliare; cucina regionale e mediterranea; menù degustazione come prima proposta; prezzi contenuti. Ci riferiamo alla Trattoria Da Norberto a Albegno di Treviolo e al ristorante-pizzeria Al Sorriso di Curno.

Santo e Luca Manetta

Santo e Luca Manetta

Ad Albegno i coniugi Maffioli (papà Norberto in cucina, mamma Ornella in sala) hanno trasmesso passione e professionalità ai figli: Serena cuoca pasticcera e Giovanni diplomato sommelier professionista Ais. Norberto Maffioli, 57 anni e tanta esperienza tra i fornelli, ha cominciato la carriera a 17 anni ed ha contribuito, con la sua professionalità, ad affermare diversi locali tra Bergamo e Brescia, da “La Pergola” (ristorante preferito da Luigi Veronelli, in Borgo Canale, chiuso anni fa e trasformato in residenza privata) al Balzer, al Cappello d’Oro, al “Settecento” di Presezzo. Per la pasticceria è stato collaboratore di Iginio Massari, il guru della “Pasticceria Veneto” di Brescia e del “Carlo Magno” di Collebeato. Da alcuni anni ha ritirato la gestione di una trattoria a Albegno di Treviolo e le ha dato il suo nome. Ha adottato la politica dei prezzi popolari, dando la possibilità alle famiglie di andare al ristorante a cuore un pò più leggero: un ricco menù degustazione costa 32 euro tutto compreso. In questi giorni è stata completato un importante lavoro di ristrutturazione del locale, condiviso da genitori e figli, così che la continuità è assicurata.

Spostandoci a Curno, al ristorante Al Sorriso, troviamo un menù di terrà e uno di mare al prezzo fisso di 30 euro, bevande escluse. Anche qui la politica di Lory e Santo Manetta è quella di stare in giusto equilibrio tra qualità delle materie prime, professionalità ai fornelli e prezzo finale. Santo Manetta, 54 anni, siciliano, nato in provincia di Enna, all’età di 17 anni ha lasciato la sua numerosa famiglia per cercare fortuna al nord. E’ arrivato a Bergamo dove ha percorso tutta la trafila nel mondo della ristorazione, da lavapiatti a chef titolare, passando per le cucine di ristoranti qualificati. Oggi festeggia i 30 anni del suo “Al Sorriso” e per l’occasione ha inaugurato una ristrutturazione interna che ha reso il locale più luminoso ed elegante, dove il bianco domina, interrotto dai colori vivaci di quadri che si rifanno a vecchi fumetti. Qui la continuità della buona cucina è garantita dal figlio Luca, 23 anni, che, diplomato all’Istituto alberghiero di San Pellegrino e fatto gavetta in locali in Svizzera e in Italia, ora ha preso possesso della cucina, affiancandosi al padre tra suggestioni mediterranee e tradizioni bergamasche. Senza dimenticare le numerose pizze con impasti a lenta lievitazione (minimo 48 ore) e arricchite da ingredienti di qualità. Personalmente abbiamo assaggiato, con piacere, “polpo alla brace, patate schiacciate e salsa mediterranea”, quindi una ottima “tagliata di tonno, verdure croccanti su crema di piselli”. La lista dei vini non è esagerata ma sufficiente, con etichette dalla Sicilia al Friuli, per fare l’unità d’Italia a tavola.

Roberto Vitali

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