Ottant’anni di casoncelli in centro città
Raviolificio Leidi tra storia e nuovi progetti

Loro sono Ancilla e Massimo Fragola, istituzione cittadina: il raviolificio Leidi compie infatti 80 anni. I loro casoncelli? Ora li pensano anche «cotti e mangiati».

Ottant’anni di casoncelli in centro città Raviolificio Leidi tra storia e nuovi progetti

Se gli storici della cucina hanno accertato che il casoncello bergamasco è nato in Città Alta nel 1386 per festeggiare l’arrivo delle truppe di Gian Galeazzo Sforza, con altrettanta convinzione occorre scrivere che il più longevo laboratorio di produzione dei tipici casoncelli, ancora oggi attivo, si trova a Bergamo bassa, più esattamente tra piazza Pontida e l’inizio di via Sant’Alessandro. Al numero 1, su un palazzo settecentesco, sopra l’accesso che porta in un corridoio, si coglie la scritta «Leidi raviolificio gastronomia, dal 1938».

Una data che già da sola annuncia un’importante ricorrenza. Compie infatti 80 anni il laboratorio fondato da Alessandro Leidi in pieno centro città . Da Alessandro l’attività passò ai suoi due figli, Federico e Diego, che nel 1980 assunsero, come aiutante e persona di fiducia Massimo Fragola, allora giovanissimo. Nel 2000 i fratelli Leidi decisero di andare in pensione. Avevano due strade davanti a loro: chiudere tutto o vendere il negozio al loro fidato Massimo che si era appena sposato con Ancilla Benigni. I due sposini decisero di accettare la sfida e continuare l’attività.

Dietro lo spazio del negozio, ci sono due laboratori con svariati macchinari che hanno parecchi anni, ma svolgono ancora benissimo il loro lavoro per preparare paste fresche, paste ripiene e gnocchi. Il negozio storico è rimasto tale e quale come era in passato, con alcuni aggiustamenti ma mantenendo l’anima originale del raviolificio artigianale anni Trenta. «Vendiamo i prodotti più noti della gastronomia bergamasca sia all’ingrosso che al dettaglio, alle mense e ai privati. Il prodotto più consumato sono i casoncelli bergamaschi – afferma la signora Ancilla - con pasta di salame, amaretto, uvetta, prosciutto cotto, formaggio e spezie. Un tempo vi si aggiungeva anche la pera spadona e l’aglio, ma a causa delle intolleranze sono stati via via eliminati. Senza dimenticare l’altro simbolo della pasta ripiena orobica, gli scarpinòcc, ravioli di magro». Il discorso porta lontano perché le paste ripiene qui preparate arrivano a essere una trentina di tipologie, contando anche quelle stagionali.

«In occasione delle notti bianche – aggiunge Ancilla – abbiamo cucinato casoncelli in strada, vendendoli su piattini di plastica. Hanno avuto successo. Ecco, quello che vorremmo fare in futuro è poter disporre di uno spazio dove i nostri clienti possano consumare sul posto le nostre preparazioni»

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