Stop alle importazioni dall’estero Ecco la legge che vieta «polenta e osei»

Stop alle importazioni dall’estero
Ecco la legge che vieta «polenta e osei»

In pieno periodo di padellate di uccellini da «imboccare» come da tradizione vuole impugnan doli per il becco, così da gustarli interamente (va da sé, il becco che rimane tra le mani escluso) salta fuori adesso, a distanza di un mese o poco più dall’approvazione, che una modifica all’articolo 21 della legge sulla caccia (la 157/1992) vieta la commercializzazione e di conseguenza la somministrazione dei piccoli uccelli, i passeracei e tutti quelli dal becco fine, notoriamente i più prelibati per le preparazioni tipiche bergamasche.

In pieno periodo di padellate di uccellini da «imboccare» come da tradizione vuole impugnan doli per il becco, così da gustarli interamente (va da sé, il becco che rimane tra le mani escluso) salta fuori adesso, a distanza di un mese o poco più dall’approvazione, che una modifica all’articolo 21 della legge sulla caccia (la 157/1992) vieta la commercializzazione e di conseguenza la somministrazione dei piccoli uccelli, i passeracei e tutti quelli dal becco fine, notoriamente i più prelibati per le preparazioni tipiche bergamasche. La questione sta in questi termini: non solo non li si possono acquistare in patria (ormai da tempo non esiste commercio in «chiaro» di questo tipo di uccelli) e nel resto dei Paesi che fanno parte della Comunità Europea, ma ora nemmeno dai Paesi extracomunitari quali la Cina, la Thailandia o i paesi del Nord Africa che fino ad un mese fa rifornivano le dispense dei tanti ristoranti che nel menu (soprattutto in questo periodo) propongono i piatti della tradizione.

Rimangono esclusi dall’embargo gli uccelli più grandi tipo il germano reale, la pernice, la starna, il fagiano, il colombaccio. E proprio questo particolare fa imbestialire gli appassionati e professionisti della tipicità gastronomica nostrana: perché proibire solo i piccoli pennuti penalizzando così anche l’economia correlata, peraltro come si sa già in crisi per altri motivi? Che senso ha vietare totalmente una pratica millenaria di fronte alla proliferazione nelle nostre città di offerta gastronomica di ogni parte del mondo? E senza scomodare come già qualcuno ha fatto l’Expo lombardo e le sue eccellenze agroalimentari, perché discriminare ulteriormente quel che resta di un pezzo di cultura gastronomica popolare?

Dal Bresciano, terra dello spiedo, si sono già levate prese di posizione forti da parte di esponenti politici. La Lega, per iniziativa di Stefano Borghesi, segnala come «la modifica alla legge sia avvenuta senza che nessuna sentenza o normativa europea o internazionale lo chiedesse» e scrive al ministro dell’Ambiente Galletti chiedendo «una soluzione a breve per ovviare al problema». Viviana Beccalossi, assessore della Regione Lombardia, lancia una raccolta firme per modificare la legge nazionale. Magari riammettendo la possibilità da parte dei commercianti e dei ristoratori di acquistare direttamente dai cacciatori gli uccelli di piccola taglia, naturalmente quelli ammessi alla cacciagione.

Tordi ed allodole, per dire due specie cacciabili che si trovano in buona quantità possono finire in padella (o sullo spiedo) con buoni risultati gastronomici. Anche gli incalliti appassionati del «becco gentile» converranno che è meglio affidarsi ad un fornitore nostrano e rintracciabile che ad una filiera infinita ed assai poco chiara di importazione e distribuzione.

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