Vatinee, l’avvocato-foodblogger «Così prendo il web per la gola»
Vatinee Suvimol

Vatinee, l’avvocato-foodblogger
«Così prendo il web per la gola»

In un angolo della scrivania c’è un’alzatina con una fetta della crostata di mele di Simona, la tart al cioccolato rigorosamente gluten free di Elisa e i cupcake ai mirtilli di Stefania. Sono i «resti» del workshop di cucina e fotografia che ha organizzato nella sua casa di Colognola con le amiche foodblogger.

Vatinee Suvimol, 36 anni, origini thailandesi, ma bergamasca d’adozione (è sposata da 11 anni con Giuliano Riva ed è mamma di Sofia, 7 anni) si definisce «avvocato per passione e foodblogger per inclinazione». Da febbraio si è messa in proprio e ha aperto uno studio in via Borfuro, a un tiro di schioppo dal tribunale. «Non rinuncerei mai al mio lavoro di avvocato – racconta –. Mi occupo sia di civile che di penale».

Capelli lunghi, orecchini sberluccicanti, un vestitino rosa cipria con cuoricini neri, in tinta con le unghie fresche di manicure. L’avvocato Vatinee è tra le foodblogger più apprezzate in rete. «E pensare che non ho mai amato cucinare – spiega candidamente –. A casa la suddivisione dei compiti era chiara: mia sorella cucinava, io lavavo i piatti...». Beffardo il destino. Vatinee sorride, consapevole che il destino a volte va indirizzato, tassello dopo tassello. «Tutto è nato perché mi sono innamorata sul web dei piatti fotografati da altre foodblogger. Ho iniziato preparando le ricette thai che conoscevo, adattate all’Italia e agli ingredienti che si trovano qui. Le preparavo e poi le fotografavo». Reflex e cavalletto, pannelli riflettenti, tele bianche e tutta una coreografia di accessori, piatti, libri, vasi e fiori. Veri e propri scatti d’autore. «Prima le foto, poi si mangia...» spiega. Una bella foto richiede tempo, la luce giusta, l’ambientazione, pensata prima e aggiustata poi, se necessario. «Personalmente amo molto lo sfondo bianco – afferma – , sono diventata famosa per le mie foto eteree». I suoi scatti sul web le hanno regalato la notorietà. «Ma non chiamatemi fotografa, sono una dilettante appassionata» scrive sul suo blog.

Il successo è stato subito enorme, un pieno di like e follower su tutti i social. Nel 2010 apre il blog «A Thai pianist» (dedicato al papà pianista che non ha mai conosciuto) per proporre le sue ricette abbinate ai ricordi d’infanzia. Nel 2013, insieme ad altre sei blogger, fonda su Facebook la community «Bloggalline»: «Da sei foodblogger siamo diventate in pochi giorni 400, da tutta Italia. Ci siamo date anche un codice etico per il mondo del foodblog perché a una di noi era stata “rubata” una foto».

Nel 2015, insieme a NetAddiction, dà vita a www.ifood.it, un portale che unisce 200 blogger e oggi ha oltre un milione di utenti unici al mese. Numeri pazzeschi per un sito che racconta il cibo come un’esperienza che si condivide attraverso la fotografia, i viaggi e i libri. «Volevamo mettere un po’ di pepe a Giallo Zafferano» dice seria Vatinee, responsabile, cuore e anima del progetto iFood. E, a quanto pare, ci stanno riuscendo queste blogger di tutte le età e di tutta Italia, unite dalla passione per il cibo e da una bella amicizia.

Vatinee cucina soprattutto piatti thai che la riportano alle sue origini, Giuliano e Sofia sono gli assaggiatori ufficiali a casa. «Ultimamente uso molto il lemongrass, la citronella» spiega. I noodles sono il suo cavallo di battaglia che ama contaminare e unire con le diverse tradizioni. E poi ci sono le torte. La sua specialità è la Fluffosa, la ciambella altissima, profumata e molto morbida, che in America si chiama chiffon cake. Le fluffose sono diventate un fenomeno in rete proprio grazie a iFood, tanto che le blogger si sono soprannominate «fluffatrici seriali» e le ricette di 25 fluffose sono state raccolte in un volume, sempre di iFood, presentato al Salone del libro di Torino. Per la copertina è stata scelta una Fluffosa verde di Monica Zacchia (responsabile editoriale di iFood), al tè matcha che Vatinee ha portato dal suo ultimo viaggio in Thailandia.

Vatinee è nata a Bangkok, dove ha vissuto fino a 6 anni. Ha una storia «importante» alle spalle, l’amore per la professione di avvocato nasce da un passato doloroso, che ha raccontato con delicatezza sul suo blog. Quello di un papà che non ha mai conosciuto, di una mamma che si è trasferita in Italia e si è risposata con un uomo italiano. «Da piccola – scrive – mi vergognavo del mio cognome. Perché non era italiano. Perché non era quello delle mie sorelle. “Non posso avere lo stesso cognome vostro?” “No.” “Nemmeno con l’adozione?” “No”. La legge non lo consente». Vatinee a 10 anni sognava di fare l’avvocato «per tutelare il diritto di quelli come me». Da ragazza si è arrabattata a fare lavori saltuari, traduttrice e interprete.

«Ma i soldi non bastavano mai, men che meno per l’università. Vivevo con la mia famiglia a Palermo e lì non trovavo lavoro. Avevo 19 anni e decisi di partire». Destinazione Bergamo, dove c’erano alcuni amici. «Arrivai il 25 agosto, il 5 settembre avevo già un lavoro – ricorda – . Parlavo cinque lingue: le aziende facevano a gara per assumermi. E così, ho iniziato a guadagnare. Tanto da pensare che non fosse più necessaria la laurea». Il futuro marito le fa cambiare idea, la incoraggia a iscriversi a Giurisprudenza. «Senza mai frequentare i corsi – prosegue – e con grandi sacrifici, andai a sostenere gli esami. Studiavo un’ora in pausa pranzo e qualche ora la sera e nel weekend». Il 14 settembre 2012 diventa avvocato, il primo avvocato thai d’Italia.

Nella veste di foodblogger è richiestissima per show cooking, incontri e reportage in tutta Italia. Le aziende se la contendono. «Purtroppo non riesco ad andare a tutti gli eventi» spiega. Oggi le foodblogger hanno mercato quanto i grandi chef. «Qualche anno fa il rapporto con gli chef era conflittuale – sottolinea –, ora è diverso: hanno capito che loro sono più bravi in cucina, noi nella comunicazione». Il suo chef preferito è Davide Oldani: «Le sue cipolle caramellate con salsa al parmigiano sono da estasi. Quando vado nel suo ristorante mi accoglie come una special guest e io mi chiedo che cosa ho fatto per meritarmi tutto questo. È un sogno».

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