La palma più alta di Expo? Arriva da Alzano ed è in Bahrein

La palma più alta di Expo?
Arriva da Alzano ed è in Bahrein

L’azienda Hydro Ware si sta occupando ogni giorno di oltre 100 alberi da frutto. «Tutte le piante calate dal cielo».

Li scopri in un percorso a curve che ti immerge in un mondo di profumi e colori, ed eccoci dentro a un giardino di alberi da frutto che incanta e dona un senso di pace.

Il padiglione del Bahrein a Expo Milano parla bergamasco e «cresce» bergamasco. La Hydro Ware di Alzano ha infatti coordinato l’installazione di tutte le piante presenti nella struttura, tra l’altro realizzata in tempo record dal gruppo Magnetti di Carvico, e ora sta eseguendo quotidianamente la cura e la manutnzione dei giardini: «Abbiamo avuto l’opportunità di collaborare al progetto attraverso l’Olanda, Paese da cui importiamo piante da oltre 25 anni» spiega Giorgio Valota, direttore generale dell’azienda specializzata nella vendita, manutenzione e noleggio delle piante in idrocoltura per interni.

Il progetto del verde è di Anouk Vogel, paesaggista di Losanna che vive a Rotterdam e molto nota nel settore: «Abbiamo collaborato con lei: un lavoro di grande precisione e attenzione ai dettagli - continua Valota -. La nostra attività continua: ogni giorno un nostro referente da Bergamo va ad Expo e dalle 5 alle 7 del mattino fa manutenzione ai giardini».

Oltre un centinaio di alberi da frutto: banani, albicocchi, datteri, piante di giuggiolo. E poi ancora fichi, papaye, melograni; ulivi e viti, tantissimi limoni.

Con una curiosità e un record: in questo stand è presente la palma più alta di Expo. «Ben 17 metri per 650 chilogrammi di peso». Un lavoraccio il trasporto: «Tutte le piante sono state calate dal cielo».

Con la bellezza dei colori e l’atmosfera propriamente arabeggiante che si scopre nella passeggiata tra gli alberi: «Gli stessi frutti del giardino sono il cibo che si trova nel bar interno al padiglione, con cui sono prodotti dolci e bevande» commenta Francesca Donadoni, amministratrice di Hydro Ware: «Un’attività stimolante, anche perchè in linea con la nostra filosofia: la presenza delle piante, anche in ambienti chiusi, comporta notevoli benefici all’ambiente e alle persone che lo vivono».

Da qui l’idrocoltura per la coltivazione delle piante, un sistema che non prevede l’uso di terra, facilitando la manutenzione e garantendo la qualità: «In questo caso non abbiamo utilizzato questa tecnica: a fine Expo, tra l’altro, tutto il padiglione sarà trasferito nel Bahrein: per volontà della famiglia reale diventerà un museo». Famiglia reale che spesso fa visita a Expo: qui un’area del giardino è riservata, in un padiglione tra i primi ad essere stato ultimato: un lavoro compiuto in due mesi, con un effetto finale di grande suggestione.


Fabiana Tinaglia Giornalista de L'Eco di Bergamo

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