Omicidio Del Gaudio e Roveri, Portera:  Dna compatibili, forse lo stesso assassino
I rilievi della difesa nella casa di Antonio Tizzani dopo l’omicidio della moglie Gianna del Gaudio. L’uomo che sta fotografando è Giorgio Portera, lo scorso 2016. In primo piano l’avvocato Giovanna Agnelli

Omicidio Del Gaudio e Roveri, Portera:
Dna compatibili, forse lo stesso assassino

Ci sarebbe la stessa mano dietro due delitti che ancora non hanno un colpevole: quello di Gianna Del Gaudio e di Daniela Roveri, entrambi avvenuti nel 2016, a distanza di 4 mesi.

Lo dichiara in udienza Giorgio Portera, ex ufficiale del Ris di Parma e consulente genetista dell’imputato Antonio Tizzani, a processo per rispondere dell’omicidio della moglie Gianna Del Gaudio. «C’è una forte compatibilità tra il Dna rilevato sul guanto trovato accanto al taglierino del delitto di Gianna Del Gaudio e il Dna individuato sul volto di Daniela Roveri» ha detto Portera.

L’osservazione del consulente sta a significare che potrebbe esserci la stessa mano nei due delitti bergamaschi avvenuti a 4 mesi di distanza l’uno dall’altro, un’ipotesi già presa in considerazione in passato. Gianna Del Gaudio è stata uccisa infatti nella sua villetta a Seriate la notte fra il 26 e il 27 agosto 2016; Daniela Roveri è morta uccisa a Colognola nell’androne del palazzo di via Keplero, dove abitava, il 20 dicembre 2016. Un omicidio che ha visto gli inquirenti dibattersi in tre anni di indagini senza un indagato.

Ora Portera renderebbe l’ipotesi più concreta dichiarando che 23 marcatori dei due Dna rilevati nell’omicidio della Del Gaudio e in quello della Roveri sarebbero sovrapponibili. La famosa ipotesi del serial killer? «Non parlo di serial killer - ha detto Portera a margine del processo -. La compatibilità è forte, l’identificazione di Ignoto 1 è abbastanza chiara: i due casi sono vicini non solo dal punto di vista del Dna ma anche nella dinamica - continua Portera -. Ci sono i presupposti per capire le compatibilità e per risolvere i casi».

Quanto al dna rilevato sul taglierino usato per l’omicidio e attribuibile ad Antonio Tizzani, il consulente della difesa ha spiegato che potrebbe essere il risultato di una contaminazione avvenuta nei laboratori del Ris. Tutte le successive analisi sullo stesso campione, ha sottolineato Portera, non hanno infatti confermato l’esito.


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