Tragico incidente durante la gita in moto, Albano piange Ferruccio Arsuffi
Ferruccio Arsuffi

Tragico incidente durante la gita in moto, Albano piange Ferruccio Arsuffi

Ferruccio Arsuffi, 60 anni, era partito con una delle sue amate Ducati per un giro insieme a un nipote. A una curva, l’impatto con un’auto: la due ruote è finita contro le rocce. Inutili i soccorsi, l’uomo è morto sul colpo

Una bella giornata di sole, il rumore familiare di una delle sue motociclette e la compagnia di un nipote che condivideva la passione per le due ruote. Ma la gita in Valvestino, nella zona del lago d’Idro in provincia di Brescia, per Ferruccio Arsuffi, 60 anni di Albano Sant’Alessandro, si è trasformata in tragedia. Ieri pomeriggio, 8 maggio. su una delle curve che fanno la gioia di un appassionato di moto, con la sua Ducati Multistrada si è schiantato contro la Jeep Renegade e l’impatto è stato fatale: a nulla sono valsi i soccorsi, il sessantenne non ha mai ripreso conoscenza. Era partito per la sgambata con il nipote Stefano, dalla casa di via Colombo ad Albano, dove viveva con la moglie Bruna Bonati con cui ha avuto due figli. Stava risalendo la Provinciale 58, che da Idro porta a Capovalle verso la Valvestino quando si è schiantato contro una Jeep Renegade che scendeva in senso contrario: l’urto, violentissimo, si è verificato qualche centinaio di metri dopo la galleria fra Idro e Capovalle, in via Provinciale, ancora in territorio di Idro, dove si susseguono numerose curve, che sono la passione di centinaia di motociclisti che ogni fine settimana vi si riversano.

Secondo una prima ricostruzione, effettuata dalla Polizia stradale, pare che il motociclista abbia preso una curva un po’ lunga e non sia riuscito a rientrare, finendo sull’altra corsia dove sopraggiungeva la Jeep. L’impatto è stato violentissimo, il 60enne sbalzato dalla sua due ruote è finito sulla roccia scoscesa che delimita la strada. Il nipote che lo precedeva di qualche metro ha sentito il rumore delle lamiere che vanno in pezzi e non vedendolo arrivare è tornato indietro. Arsuffi è stato immediatamente soccorso, il nipote e altri motociclisti di passaggio hanno tentato di rianimarlo, praticandogli il massaggio cardiaco, a loro si sono sostituiti gli uomini del soccorso arrivati tempestivamente, da Brescia è atterrato anche l’elisoccorso, ma per Ferruccio non c’è stato nulla da fare, ai medici non è rimasto che constatare il decesso.

Sotto shock, ma senza gravi ferite le due donne e le due bambine che viaggiavano sulla Jeep, solo qualche botta per la 25enne al volante, residente a Capovalle e la sua bambina di un anno e mezzo, mentre si è reso necessario il ricovero in ospedale per la cognata e la figlia di 11 anni, ma le loro condizioni non destano particolare preoccupazione. Tutti gli airbag della macchina sono esplosi, fortunatamente le due donne sui sedili anteriori avevano le cinture di sicurezza e le bambine sui sedili posteriori avevano l’apposito seggiolino ed erano adeguatamente assicurate ai sedili.

Invece per Ferruccio Arsuffi, che era direttore alla Emav Srl di Treviolo, azienda che produce e commercializza motori elettrici ed elettropompe, l’impatto violento contro le rocce a fianco della carreggiata, è stato purtroppo fatale. La salma è stata ricomposta all’obitorio di Gavardo a disposizione dell’autorità. È toccato al nipote seduto a terra fra la polvere i pezzi dei veicoli volati ovunque e soprattutto fra le lacrime con la voce spezzata dal dolore avvisare la famiglia dello zio del terribile incidente.

IL NIPOTE: «HO SENTITO LO SCHIANTO»
«Io ero in sella alla mia moto, mi trovavo più avanti rispetto a mio zio quando ho sentito in lontananza un forte rumore. Ho guardato dallo specchietto, ma non lo vedevo arrivare, così sono tornato indietro e, appena l’ho visto a terra incosciente, mi sono precipitato da lui e ho iniziato a fargli il massaggio cardiaco». Parla con gli occhi gonfi di pianto Stefano, il nipote di Ferruccio Arsuffi. E lo fa all’esterno dell’abitazione di suo zio ad Albano Sant’Alessandro, dove è arrivato ieri sera con la sua moto, intorno alle 21, e dove con estrema fatica e dolore ha ripercorso i terribili momenti dell’incidente.

«Eravamo partiti verso le 14 da Capriolo - spiega Stefano - e stavamo andando verso la Valvestino. Avevamo superato da poco il lago d’Idro, io ero con la mia moto più avanti di lui e, dopo aver sentito un forte rumore in lontananza, continuavo a guardare dallo specchietto, ma non lo vedevo arrivare. Allora, sono subito tornato indietro e l’ho visto a terra incosciente. Sul luogo dell’incidente c’era un altro ragazzo che aveva già chiamato i soccorsi, così io ho iniziato a fare il massaggio cardiaco a mio zio, ma mi sembrava di non sentire il battito. Sono andato avanti per qualche minuto, poi altre persone che erano lì mi hanno dato il cambio, fino all’arrivo dei soccorsi, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare». Ferruccio Arsuffi aveva 61 anni, era sposato con la sessantenne Bruna Bonati e aveva due figli: Marco di 28 anni e Alice di 33 anni.

«Aveva una passione viscerale per le moto - ricorda il nipote –: che ne aveva una decina. Una grande passione che condividevamo: per me lui era come un secondo padre, abbiamo fatto tanti viaggi insieme. Era sempre ottimista e scherzoso - conclude con la voce spezzata Stefano, insieme al cognato -, lui era un fulcro, il punto di riferimento per tutta la famiglia. Portava sempre il buonumore e c’era sempre per dare una mano a tutti».


© RIPRODUZIONE RISERVATA