Giovedì 31 Ottobre 2013

Quando i migranti vanno in scena

Incontrare i rifugiati per Pietro Floridia, autore e regista dello spettacolo «Teatro in viaggio – lungo la rotta dei migranti», che stasera inaugura la rassegna di Teatro dello spirito nell'ambito di «Molte fedi sotto lo stesso cielo» al Qoelet di Redona, «è come stare davanti a un fuoco. Chissà che, per un attimo, non riesca a sfuggirlo questo gelo da mancanza di senso, da parole, parole, parole. E per un attimo mettere in circolo un po' di questo calore, di questo fuoco. E magari ne rubo anche un pizzico del segreto. E lo diffondo».

Nei volti delle donne che incontra in Marocco, in Mauritania, nel Senegal, a volte gli sembra di riconoscere Sherazade, «quella delle Mille e una notte, che con i suoi racconti si tiene in vita», solo che ora tiene in vita, magari, la nipote malata. Con la magia di storie vere e forti Floridia trasporta il suo pubblico in un viaggio insieme reale e simbolico che porta a «farsi straniero» a riconoscere quante diversità, quante realtà esistono e a scoprire come esse spingano a mettersi in discussione, a porsi delle domande, a cambiare punto di vista.

Il suo è un teatro che nasce dalla strada percorsa, dagli incontri, e che cerca di essere davvero, a modo suo, «necessario». Anche solo per leggere in modo diverso i servizi dei telegiornali sull'immigrazione, per capire da dove vengano i naufragi e le tragedie come quella di Lampedusa. In scena un viaggio (divertente, curioso, avventuroso, e insieme molto serio) che Floridia ha fatto con lo scenografo Gabriele Silva su un vecchio Land Rover, per due mesi, in Africa.

Come ha iniziato a fare teatro con i rifugiati?
«Ho iniziato durante un viaggio fatto in Palestina dieci anni fa con alcuni laboratori sul posto. E' stata una bellissima esperienza e così quando sono rientrato ho deciso di continuare a costruire spettacoli con persone di altre culture. Sono andato nei centri di accoglienza tra gli immigrati proponendo alcune attività in particolare ai richiedenti asilo politico».

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a.ceresoli

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