Cambiare aria

Avere e non avere. L’accordo sul clima raggiunto a Parigi costituisce un risultato storico, ma è la fotografia di un’ingiustizia che ancora grida vendetta al cielo.

Il Papa è stato chiarissimo: l’attuazione dell’accordo «richiederà un corale impegno e una generosa dedizione da parte di ciascuno. Auspicando che venga garantita una particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili, esorto l’intera comunità internazionale a proseguire con sollecitudine il cammino intrapreso nel segno di una solidarietà che diventi sempre più fattiva». Ci sono popolazioni (attenzione: popolazioni, non Paesi) vulnerabili. Sono deboli, se non fragili, e proprio per questo hanno bisogno di aiuto. Finora sono state ignorate (ipotesi benevola) o sfruttate (ipotesi realistica) dalle popolazioni più forti. Essere potenti non significa automaticamente essere prepotenti, ci sono mille e un modo per sfruttare il potere in senso solidaristico. Senza fare di un erba un fascio, è evidente a tutti che lo squilibrio del mondo a cui assistiamo oggi è figlio di sciagurate politiche imperialistiche. Solo se Parigi riuscirà a invertire questa tendenza, avrà raggiunto un accordo storico, e non aria fritta.

Parliamo di soldi. È previsto un impegno di 100 miliardi di dollari all’anno che i Paesi industrializzati dovranno mobilitare verso i Paesi in via di sviluppo. Pochi? Tanti? Ci sono popolazioni che vivono sull’orlo di un precipizio, costrette a emigrazioni di proporzioni bibliche. Chi le ha condotte fino a lì, prima di mettere mano al portafogli, dovrebbe farsi un esame di coscienza.

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