Gasparri  se l’è cercata

Gasparri
se l’è cercata

Commentatori nei siti internet, alcuni giornali ma anche politici illustri hanno sputato una quantità impressionante di veleno contro Vanessa e Greta, ree di essersi infilate in Siria senza aver calcolato i rischi dell’impresa umanitaria e di essere state liberate «a spese degli italiani».

Un livore inquietante perché termometro di un’Italia frustrata e cinica, che non riesce a provare sollievo per la vita salvata di due connazionali ventenni. Si possono esprimere critiche serie all’operato delle due giovani, ma non sono giustificabili le offese e l’ignoranza dei fatti di chi riduce tutto al «se la sono cercata». Ad esempio è curioso che i fautori dello scontro (armato) di civiltà con l’islam abbiano avallato senza riserve la notizia di un sito jihadista (!) secondo il quale per il rilascio delle volontarie il nostro Stato avrebbe pagato 12 milioni di euro e non abbiano pronunciato almeno una parola contro chi le ha tenute in ostaggio per cinque mesi e mezzo.

C’è poi chi come l’ex ministro e vice presidente del Senato (mica uno qualsiasi) Maurizio Gasparri, che a quanto pare ama distinguersi per le sue truci scivolate lessicali e non per quello che fa, è arrivato a scrivere in un tweet: «Vanessa e Greta, sesso consenziente con i guerriglieri? E noi paghiamo».

Qui davvero è stato superato ogni limite, oltretutto da un uomo delle istituzioni. «Se rapiscono me - ha detto Gasparri al sito di Repubblica - non voglio che il governo, di destra o di sinistra, paghi». Stia tranquillo l’ex ministro, per le azioni che compie non corre grandi rischi di sequestro. Quanto alle parole, è già in ostaggio: di se stesso. Forza senatore, non è stato mandato in Parlamento per dire simili stupidaggini.


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