Incappucciati di serie B

Incappucciati di serie B

Preceduti dai sintomi di un’intossicazione alimentare sono tornati i black bloc. Per la rentrée hanno scelto il posto e il momento sbagliato: Place de la République a Parigi due settimane dopo il massacro dell’Isis.

Vedere in Tv scene di guerriglia urbana prive di senso innescate da giovani teppisti annoiati dalla società nei luoghi dove ardevano le fiammelle nel ricordo di 129 uomini e donne trucidati dai tagliagole del califfato, ci ha procurato una tristezza infinita. Inutile chiederci cosa volessero gli incappucciati di serie B, come sempre incistati dentro pacifici cortei fino al momento di menare le mani. Non s’era capito a Genova durante il G8 del 2001, palcoscenico del loro debutto.

Non s’è capito il primo maggio quando hanno messo a ferro e fuoco il centro di Milano in chiave anti-Expo. E non s’è capito ieri quando, approfittando di una manifestazione per sensibilizzare i potenti sul riscaldamento globale del pianeta, hanno sventolato la bandiera del teppismo fine a se stesso. «Disagio di vivere», spiegano i sociologi. Ma questa volta è davvero difficile metabolizzare le imprese dei casseurs impegnati a lanciare contro la polizia i ceri, le scarpe (anche quelle di Papa Francesco), i memorabilia, persino i vasi di fiori che mani pietose avevano deposto in quella piazza in memoria delle vittime del Bataclan.

Come profanare un cimitero. Un esercizio d’una superficialità galattica. Un rito ormai vecchio, simbolo d’una ribellione sociale fuori dal tempo e dalla storia, scavalcata da urgenze ben più drammatiche. Qualcuno, esasperato, ha scritto su Facebook: «Mandateli a Palmira». Folclore per folclore, meglio due ore di Inti Illimani.

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