Martedì 05 Agosto 2014

Le domande del marziano

Paolo Cirino Pomicino in una foto d’archivio.

«Se dobbiamo chiamare ieri Bondi e oggi Cottarelli con i suoi tecnici, cosa ci stanno a fare la Ragioneria generale dello Stato e le strutture burocratiche delle amministrazioni dello Stato e gli stessi ministri se non sanno individuare quali spese possono essere ridotte o eliminate?».

La domanda sarebbe accompagnata da un’ovazione se arrivasse da un marziano atterrato a Roma come nel celebre racconto di Ennio Flaiano. Ma arriva da Paolo Cirino Pomicino, che ponendola (sul Foglio di sabato) si erge a censore dell’idea stessa di spending review, come se si trattasse di un’ingerenza esterna rispetto all’autonomia gestionale della cosa pubblica.

Il quesito di colui che nella Prima Repubblica fu presidente della commissione Bilancio della Camera, ministro della Funzione pubblica e del Bilancio - legatissimo a Giulio Andreotti - non fa una piega, ma sorprende perché ne fa sorgere immediatamente un altro: perché non ce lo dice lui, che dovrebbe saperlo, dove stava la Ragioneria dello Stato mentre la spesa pubblica esplodeva sino a diventare un cappio al collo degli italiani?

E provi a spiegarci com’è possibile che - con quell’autorevole e rigoroso controllo - oggi il deficit dovuto agli sprechi anche dell’era Pomicino sia arrivato al 133% del pil, dato che impedisce al Paese ogni tipo di manovra sul fronte della competitività. Non abbiamo nulla contro certi protagonisti della Prima Repubblica quando spiegano come dovrebbe comportarsi chi è impegnato a risalire la china. Ma preferiremmo vederli fare l’orto.

di Giorgio Gandola

© riproduzione riservata