L’ispettore Clouseau

L’ispettore Clouseau

Cinquemila euro per una strage. Tanto sono costate le armi con le quali i fratelli Kouachi e Coulibaly hanno messo a ferro e fuoco Parigi nei tre giorni del terrore.

I due kalashnikov, il lanciagranate Rpg, la mitraglietta Skorpion e le pistole Tokarev 7/62 sono state acquistate in Belgio dai miliziani fondamentalisti, che si sono rivolti a un commerciante di Bruxelles conosciuto nel sottobosco della malavita. Il denaro per l’acquisto è stato ottenuto da Coulibaly aprendo regolare pratica di mutuo presso una finanziaria; nella documentazione era allegata anche la dichiarazione dei redditi 2013 per l’ammontare di 33.714 euro.

Sembra che i servizi segreti israeliani sapessero di questi passaggi, tanto è vero che la notizia è stata pubblicata dal quotidiano israeliano Haaretz. Ma erano in tanti a conoscere la pericolosità della cellula che da anni faceva la spola fra Parigi e lo Yemen, primi fra tutti gli uomini dell’intelligence britannica e statunitense. I due fratelli del massacro nella redazione di Charlie Hebdo erano sulla lista nera delle polizie dei due Paesi e se avessero tentato di entrare in Inghilterra o negli Stati Uniti sarebbero stati arrestati.

Nelle ore immediatamente successive ai blitz, tutto si è saputo dei fondamentalisti, ogni loro movimento è stato ricostruito e messo a fuoco. E la collaborazione tra forze dell’ordine ha consentito persino di risalire ai complici, in via di identificazione e arresto. Gli unici a non accorgersi di nulla e a non muoversi sono stati i servizi francesi, fino all’ultimo ignari degli allarmi degli alleati. Pur con rispetto, ma va detto che se la sarebbe cavata meglio l’ispettore Clouseau


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