Romanzo criminale

Romanzo
criminale

Ma l’avevamo già visto in Tv. Perché tutto questo stupore per la mafia a Roma, per i tentacoli dentro i palazzi della politica, per il malaffare nella terra di mezzo (bello il titolo dell’inchiesta) che sta fra gli empirei del potere e i bassifondi della malavita?

Si chiamava Romanzo Criminale, era un serial andato in onda su Sky un paio d’anni fa, raccontava la storia della banda della Magliana con tutte le sue ramificazioni. Cambiano i nomi, ma i tipi antropologici, la parlata da deboscio feriale e l’entità del bottino sono identici. Se quel telefilm l’avesse comprato e messo in palinsesto la Rai, milioni di italiani in chiaro sarebbero venuti a conoscenza delle pratiche illecite (e qualche volta immonde) che agitano il sottobosco della capitale.

Ora tutti siamo esterrefatti per il legittimo clamore dello scandalo e per gli eccessi che un certo mondo continua a praticare mentre gli italiani rischiano di non arrivare alla quarta settimana del mese. Ma i rotoli di banconote, i quadri di Andy Warhol, le auto di lusso, i politici utilizzati come strofinacci della polvere sono scesi direttamente dal set per entrare con grande impatto nella realtà.

A tutto questo c’è un’aggravante politica da pelle d’oca. Qualche mese fa il Parlamento ha varato la legge per Roma Capitale e ha deciso di stanziare 500 milioni di euro l’anno per sostenere le attività della città (in realtà per provare a contenere i debiti). Sapere che anche solo parte di quei soldi possa finire nelle tasche di Massimo il Guercio e Riccardo er Porcone ci mette l’ansia.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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