Squali & squaletti

di Sergio Invernizzi

Squali, squaletti, anzi verdesche. Roba da scaffale di supermarket, come non pensare alla ventresca inscatolata? Ma l’uno è uno squalo, l’altro è un tonno: e tonni siamo un po’ tutti noi che in questa estate disastrata del maltempo.

Squali, squaletti, anzi verdesche. Roba da scaffale di supermarket, come non pensare alla ventresca inscatolata? Ma l’uno è uno squalo, l’altro è un tonno: e tonni siamo un po’ tutti noi che in questa estate disastrata del maltempo (al Nord) cerchiamo una via di fuga in una qualche notizia amena, che non sia pil, deflazione e flessibilità vai cantando.

Le cronache ci propinano la consueta – ahimè – raffica di morti ammazzati e di incidenti stradali, mentre la politica s’è – fortunatamente per noi – concessa una pausa, e le guerre sono pur sempre lontane migliaia di chilometri. Dunque? Che c’è di meglio che tentare di creare il nostro mostro dei mari, lo squalo che più paura di così non si può, che né i film di Spielberg né il Moby Dick di Melville possono raggiungere nell’immaginazione? Ieri, per la terza volta in pochi giorni, sul litorale romano alcuni bagnanti hanno avvistato lo squaletto.

Paura? Solo i cronisti di qualche emittente televisiva e di qualche giornale hanno cercato di seminarla tra i turisti, a caccia appunto di una buona notizia da far sopravvivere per qualche giorno. Invano, tutto invano: per i bagnanti del terzo millennio, armati di smartphone e tablet, è una pacchia immortalare la Grande Paura lì tra le onde, le braccia alzate a puntar obiettivi 2.0.

Non ci son più gli squali di una volta, e neppure i lettori d’altri tempi. Ben altro, ci vuole... Vuoi mettere gli squali che stanno nei Palazzi? Ma anche quelli ormai li si insulta, non spaventano più nessuno. Insomma, meglio l’orsa Daniza, almeno lei, nei boschi del Trentino, il suo cercatore di funghi l’ha azzannato.

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