Stroncature

Stroncature

In fondo è una stroncatura. O forse neppure quella, ma la semplice degenerazione naturale di un’opera d’avanguardia destinata, come il corpo dell’uomo, alla dissoluzione. In questo caso al cassonetto della raccolta differenziata.

Accade che l’addetta alle pulizie del Museion di Bolzano entra la domenica mattina in una sala e vi trova bottiglie vuote di champagne, bicchieri rotti, ghirlande e coriandoli. Osserva la scena con aria di rimprovero, si munisce di ramazza e paletta, comincia a pulire la scena della festicciola notturna. Quando la sala è di nuovo linda e i resti delle gozzoviglie sono negli appositi sacchi della spazzatura, entra uno dei curatori e per poco non sviene. Quella che la solerte addetta aveva scambiato per l’inopportuna eredità di un party, in realtà era una preziosissima installazione d’arte contemporanea delle artiste Goldschmied e Chiari intitolata «Dove andiamo a ballare questa sera?».

I responsabili del Museion non s’indignano e non minacciano le vie legali, come invece avevano fatto i loro colleghi di Bari alcuni mesi fa per un’analoga vicenda. L’arte contemporanea corre di questi rischi. Basti pensare alla porta di Duchamp verniciata per sbaglio dagli operai che stavano restaurando un salone della biennale di Venezia. O al pasticcio nel museo di Dormund dove la bacinella di un’installazione intitolata «Se comincia a gocciolare dal soffitto» (assicurata per 800 mila euro) fu ripulita del gesso che conteneva.

Non essendo espertissimi in questa forma d’arte e avendo un certo senso dell’ordine, possiamo qui confermare che se fossimo entrati nel museo con l’addetta alle pulizie l’avremmo aiutata.


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Giorgio Gandola Direttore de L'Eco di Bergamo

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